Camminavo per il lungomare di Bari ed era la mattina del 24, la mattina del 24 di dicembre, la vigilia di Natale.
ll cielo era terso e i gli scogli del lungomare disegnavano le proprie ombre sulla pietra vuota di gente.
Il mio passeggio era spedito, nonostante il sole, la temperatura teneva fede al periodo dell’anno, anche se la presenza del mare e di un cielo azzurrissimo, cozzava con la memoria e con l’idea che avevo di quel giorno, fatto di solito di colori più vicini al bianco che al blu.

Volevo raggiungere Bari vecchia prima delle 9, così da scattare un po di foto tra i suoi vicoli prima dell’arrivo di un numero più elevato di turisti. Ma vicino alla porta del centro, superata la quale mi sarei trovato nella Bari che cercavo, la mia attenzione fu colpita da un gruppo di uomini vicino agli scogli. Erano pescatori intenti all’arricciatura del polpo.
Indossavano felpe improvvisate e sopra di queste, alcuni, vestivano grandi grembiuli bianchi perlopiù fradici di acqua marina.
Lo scenario che avevo difronte mi rifletteva un senso di quiete e tranquillità simile a quello che talvolta provavo difronte a certi quadri di De Chirico. La calma del mare così piatto e così fermo da sembrare un lago, il cielo blu puntellato qua e là dal bianco di qualche gabbiano, le ombre degli scogli mescolate a quelle dei pescatori, i movimenti delicati di alcuni di questi intenti a pulire il polpo e quelli più vigorosi di altri che invece lo sbattevano nella pietra per tramortirlo definitivamente. Anche questo gesto, di fatto così crudele e per certi versi violento, mi appariva, per la sua precisa ripetizione temporale, un gesto composto e la cui tecnica ne garantiva la naturalezza, pari all’immagine di una donna, che nelle mattine di sole, sbatte sulla finestra il proprio tappeto per toglierne la polvere accumulata.
Rimasi a guardare quell’immagine per un po’, fissandone i dettagli con qualche foto, poi scavalcai il muretto del lungomare dirigendomi verso i pescatori. Fui sorpreso dalla loro immediata confidenza, sembrava che mi aspettassero per cominciare i loro racconti. Dietro le tantissime notizie su quel tipo di pesca e le innumerevoli storie ed aneddoti, c’era come una loro voglia di raccontare se stessi e i lati più visibili del loro carattere, facendo a gara a chi si mostrasse di più. Io rimanevo molto curioso ad ascoltarli provando ogni tanto a fissare i loro sguardi con la macchina fotografica. I loro occhi solo alcune volte incontravano il mio sguardo, solo nei momenti in cui sentivano il bisogno di vedere le mie reazioni facciali ad un loro particolare racconto, per il resto il loro parlare avveniva senza sostare il lavoro, che continuava regolare.

Gli uomini erano tutti sulla cinquantina, a parte un ragazzo e un uomo più anziano. Fu questo a raccontarsi più di tutti, parlandomi di quando lavorava nei pescherecci e di quando a malincuore aveva dovuto lasciarli per l’appesantirsi degli anni. Il viso dell’uomo era attraversato da molte rughe simili alle maglie di una rete da pesca, ma aveva ancora molto vigore, accentuato poi da un ottimo spirito. Parlava un dialetto più comprensibile degli altri e non mascherava la sua indole riflessiva, accentuata poi anche dalla sua età anagrafica. Fu l’unico a chiedermi di me e del perché fossi lì quel giorno, anche se tutti, di fatto, vedendo la mia macchina fotografica e il mio fare molto curioso, avevano intuito. Gli chiesi a quale ristorante avrebbero venduto quei polpi e se era un ristorante buono per mangiarci quella sera. Lui mi guardò sorridendo e dopo una leggera pausa mi disse che quei polpi non sarebbero stati venduti ai ristoranti ma portati a casa, perché quella sera i ristoranti di Bari sarebbero stati tutti chiusi vista la data particolare.
Rimasi sorpreso e abbassai un attimo lo sguardo verso terra pensando a dove sarei potuto andare a mangiare quella sera, l’uomo invece si girò verso gli altri pescatori per chiedere conferma della sua affermazione, che poi questi gli diedero velocemente. L’uomo si girò di nuovo verso di me, si toccò il mento e con un sorriso convinto e accogliente mi chiese se quella sera avessi voluto cenare con lui, con sua moglie, con i suoi figli e i suoi nipoti, partecipando di fatto così al loro veglione di Natale. Io venni colpito, quasi frastornato dalla gentilezza di quell’ivito, di quella frase, di quell’uomo e pensai all’ospitalità del sud, alla bellezza nella semplicità e mi venne in mente per un attimo anche quel passo del vangelo in cui si parla dei “pescatori di uomini”.
Su questo pensiero abbassando lo sguardo  sorrisi, poi lo rialzai verso i suoi occhi e risposi: “Grazie, vengo volentieri”.

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