Esce nelle sale fiorentine il quinto capitolo della saga di Die Hard, con un Bruce Willis in maglietta della salute, ma se volete davvero bene al tenente John McClane potete non andare a vederlo non andando nelle multisale di Campi Bisenzio e Ponte a Greve.

C’era Pezzi di vetro, la canzone di Francesco de Gregori, una delle più belle canzoni, non d’amore, ma sull’amore. E poi c’era Die Hard (in Italia Trappola di cristallo) uno dei più bei film, non d’azione, ma sull’azione. E c’era il suo protagonista, John McClane. L’uomo verticale. Un uomo di frontiera tra il bene e il male. Uno che non stava a perdere tempo con la democrazia e se c’era bisogno faceva saltare palazzi di 40 piani. Uno che se aveva bisogno di un poliziotto attirava la sua attenzione centrandogli la macchina con un cadavere lanciato da mille metri di altezza. Uno che riusciva ad uccidere circa 264 persone in un unico film ma che alla fine, nonostante tutta questa violenza, anche tutto sudato e ricoperto di sangue, continuava a credere nell’amore. Si, l’amore con la A maiuscola, quello che, in una delle scene cult della storia del cinema, lo faceva camminare sui pezzi di vetro in canottiera e con una smorfia a metà tra il dolore e il divertito per salvare il mondo e sua moglie da dei criminali della Germania Est.

Ma il tempo vola, e non c’è più la campagna né le mezze stagioni, e anche John McClane non se la passa tanto bene. Infatti film come Die Hard hanno lasciato spazio a sparafrulla senza sostanza o a film su miliardari pieni di armi tecnologiche che giocano a fare i supereroi. Die Hard aveva dato il via a un nuovo illuminismo, Sapere aude! gridava agli spettatori. Non abbiate paura ad usare la vostra intelligenza, e magari anche la pistola e il tritolo. Die Hard rimetteva al centro del mondo l’uomo in canottiera, invitava tutti noi a camminare sui  pezzi di vetro e a lottare per il nostro amore. E oggi?

Oggi John McClane, dopo quasi venti anni, torna nelle sale per il 5° capitolo della saga e per difendere il mondo dai terroristi informatici, nel frattempo è passato dalla canottiera alla maglietta della salute e, beh, non andate a vederlo, il John McClane di Trappola di cristallo non lo vorrebbe. Lui sarebbe stato per il rinnovamento e la rottamazione. Andare a vedere “Die Hard – Un buon giorno per morire” significa fare un torto a quell’uomo che camminando sui pezzi di vetro ci aveva fatto credere che un mondo diverso era possibile.
Se volete potete evitare “Die Hard  – Un buon giorno per morire” non andando nelle multisale di Campi Bisenzio e Ponte a Greve.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.