aereocartaNel turbinio di attivismo e ritmo che sembra aver travolto l’attuale governo della nostra repubblica, ogni giorno si pensano cose nuove. Si comincia, metaforicamente, a progettare. Si aprono, sempre metaforicamente, i cantieri. Si stanziano, mica tanto metaforicamente, i soldi. Che poi − quando dal metaforico non si passa al pratico −spesi sono e spesi rimangono. E non più recuperabili. Ne sanno qualcosa i fiorentini che ogni giorno sono travolti da un turbinio di proposte per adesso rimaste sulla carta. Che però in un futuro non si sa quanto prossimo potrebbero diventare realtà. Il problema è che alcuni di questi progetti appaiono quantomeno un po’ forzati, poco utili alla cittadinanza. Insomma se ne potrebbe tranquillamente fare a meno. Nessuno ne soffrirebbe.
Un esempio per tutti: la nuova pista dell’aeroporto. Firenze ha già l’uno e l’altra. Non certo roba da metropoli, anzi spesso a Peretola non atterra niente causa vento. E la presenza incombente di Monte Morello non fa certo dormire sonni tranquilli ai piloti. Allora si è deciso di fare una nuova pista parallela all’autostrada. Non troppo lunga altrimenti l’aereo entra in casa di qualcuno. Però nemmeno troppo corta, altrimenti tanto vale tenerci quella che c’è. Naturalmente si è subito scatenato un putiferio. Principale argomento dei detrattori l’inquinamento della Piana, già abbastanza congestionata così com’è. Ma anche il fatto che lo scalo di Pisa non è poi così lontano. Insomma, migliorando i collegamenti il problema si risolverebbe e Pisa diventerebbe anche l’aeroporto di Firenze. Semplice? Mica tanto. Se Dante aveva definito Pisa “vituperio de le genti” − augurandosi che la Capraia e la Gorgona facessero siepe alla foce dell’Arno per sommergerla − una ragione ci sarà. E se i lucchesi hanno inventato il detto “meglio un morto in casa che un pisano all’uscio” una ragione ci sarà. Insomma lungi da noi l’idea di rinfocolare vecchi rancori, però fare di Pisa l’aeroporto di Firenze ci sembra voler seminare vento per raccogliere tempesta.
Comunque visto che la confusione regna ancora sovrana, tutto può accadere. Potrebbero anche fare un ponte nella Piana e una pista sullo Stretto. O rifare l’aeroporto di Pisa. O far spostare Capraia e Gorgona.
Fare e disfare: alla fine, è tutto un lavorare.

 

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.