In occasione delle settimane di Pitti, Firenze diventa uno dei punti di riferimento per l’alta moda italiana, la cui storia, iniziata proprio in città negli anni ’50, riprende un filo cominciato a tessere molti secoli fa.

Qui la faccenda si fa complessa, portate pazienza. Quasi tutti i monumenti e gli edifici  che hanno fatto Firenze una meta turistica mondiale oggi, sono il risultato di un periodo “d’oro”, nel quale Firenze era divenuta una delle più importanti città europee, tra la seconda metà del 1200 e la prima metà del 1300. Compagnie bancarie e commerciali come quelle dei Bardi e dei Peruzzi avevano filiali in tutto il mondo allora conosciuto, riscuotavano le decime papali (tasse che venivano pagate al Papa) in molti paesi d’Europa, prestavano enormi somme di denaro a regnanti e nobili, commerciavano beni di ogni tipo. Queste Compagnie fiorentine erano delle vere e proprie ‘multinazionali’ dell’epoca e facevano parte, assieme ad altre, dell’Arte di Calimala, l’Arte dei mercanti.

L’Arte di Calimala prende il nome da quello che era il cuore mercantile e commerciale della città di Firenze nel Medioevo, ossia via Calimala, la via che dal Mercato Vecchio (piazza della Repubblica) porta  al Mercato Nuovo (il Porcellino). Qui, ove ora sono molti negozi di importanti ‘firme’, c’erano le botteghe ed i magazzini dei mercanti fiorentini di Calimala. Ogni bottega aveva il simbolo dell’Arte, ossia l’aquila con il torsello tra gli artigli. Se passate da via Calimaruzza (una stretta via tra piazza Signoria ed il Porcellino) ne noterete ancora molti sopra le insegne moderne. Il torsello non era altro che l’imballaggio dei tessuti acquistati nelle più importanti fiere commerciali europee e spediti in città via terra o via nave.

A Firenze i ‘panni’ venivano rivenduti nelle botteghe o trasformati dall’industria cittadina. La moda fiorentina ed europea dell’epoca non era altro che il risultato di commerci, idee, capacità artigianali, coraggio (che per viaggiare all’epoca era richiesto) di persone come quelle che avevano base in via Calimala. Erano loro che, con la loro attività, finanziavano la costruzione di edifici come il Battistero e San Miniato.

Insomma, in via Calimala c’era l’identità più vera e importante della città medievale.

La via di allora non esiste più, fu distrutta nel rifacimento del centro per Firenze Capitale d’Italia alla fine del 1800.

Immagini da Wikipedia

Dipinto di Telemaco Signorini, via Calimala: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Telemaco_Signorini,_Via_Calimala,_1889,_40x27cm.jpg

Simbolo dell’Arte di Calimala, aquila con Torsello: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Via_de’_calzaiuoli,_palazzo_dell’arte_dei_mercatanti,_grande_stemma_dell’arte_di_calimala.JPG

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.