Quella mattina di giugno di qualche anno fa avevo appena varcato un portone di via San Gallo ed ero felice. Il motivo era un foglio dentro la tasca della mia giacca: il foglio del congedo militare. Continuavo ad essere felice anche dopo quando camminavo tranquillamente in via XXVII Aprile. In piazza Stazione mi aspettava il 23 per andare finalmente a casa mia. In piazza Indipendenza però i miei occhi, e con loro anche la mia felicità, andarono a sbattere contro la locandina di un giornalaio. La locandina era quella dell’Unità. Il titolo era rosso a caratteri grandissimi e diceva che Berlinguer era in fin di vita. Comprai l’Unità e scoprì che la sera prima a Padova Enrico si era sentito male dopo un comizio. Seduto su una panchina di piazza Indipendenza quel dolore profondo e sincero verso una persona che avevo visto solo in televisione o da lontano in qualche comizio prese il sopravvento e mi fece dimenticare la gioia del congedo. Non ricapiterà nella mia vita di soffrire così tanto per “un estraneo”.

Capii in quei giorni che quell’estraneo non mi era poi così estraneo. Non mi era estranea la sua faccia, le sue parole e la passione per la politica che quella faccia e quelle parole mi comunicavano. C’è una scena del film “Berlinguer ti voglio bene” molto tenera e dolce. Benigni passeggia con un amico nella notte in piena campagna. Ad un certo punto alza il manubrio della sua bicicletta e girando la ruota anteriore illumina con luce della dinamo uno spaventapasseri con la faccia di Berlinguer. Nel film-documentario in programmazione in questi giorni nei cinema, dal titolo “quando c’era Berlinguer”, il regista Walter Veltroni ci fa vedere invece un’altra scena del film di Benigni. Quella dove quattro muratori parlano di donne, rivoluzione, comunismo e di Berlinguer sul tetto di un centro commerciale che a quell’epoca era veramente in costruzione e che si chiamerà “Pratilia”. Oggi quel centro commerciale non c’è più. Nella scena c’è Carlo, Carlo Monni che dice: “bisogna essere rivoltosi ragazzi”. Ne nasce una discussione su una presunta lentezza dell’azione politica di Berlinguer. Tutto finirà con uno dei quattro muratori che dice: “via, via ragazzi si fa una partitina”.  Forse una partitina a carte è la conclusione migliore di una discussione politica. Di una politica a cui permettevamo di entrare nella nostra quotidianità. Di una politica che si faceva voler bene.

(Visited 129 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.