A parlare con qualche fiorentino sembra che le città di provincia siano qualcosa di lontano e incomprensibile. Magari il fiorentino di Rifredi ogni tanto capita a Campi o a Sesto, rigorosamente munito di navigatore, ma per chi abita a Gavinana o alle Cure Campi Bisenzio è un po’ come la Terra di Mezzo (“Ma ti basta la benzina per tornare fino a Campi?”), come se il ponte di Maccione fosse il varco per un mondo misterioso, la frontiera per un paese inospitale, dove le due torri dei Gigli sono gli unici fari a testimoniare la presenza di una civiltà.

Abitare a Campi Bisenzio a volte fa sentire come se Firenze fosse lontana centinaia di chilometri, come se per un ragazzo di 24 anni qui non ci fosse niente di interessante, e fosse necessario oltrepassare quel ponte per sentirsi a casa. Chi sta in provincia è abituato a spostarsi, ma a volte fa piacere sentirsi bene anche nella città dove si è cresciuti. Non ho nessun problema ad abitare a Campi quando si tratta di prendere una pizza da Rodolfo, mangiare un gelato dal Fantino o vedere uno spettacolo al Teatro Dante-Carlo Monni. Da un paio di settimane però c’è anche qualcos’altro da aggiungere a questa collezione di tesori di provincia, un posto dove un caffè, un sorriso, un libro o una storia li potrai sempre trovare, o portare. E’ il “Porto delle storie”, un circolo culturale, un circolo Arci, un bar, un luogo per cui non bastano due parole e quindi un luogo che vale la pena scoprire. Ci sono ragazzi dietro al bancone, ragazzi che non possono servirti alcolici superiori ai 20° ma che possono farti sentire tutto il loro calore. Sono loro che hanno messo in piedi il Porto, e che si siedono ad un tavolo con davanti un foglio bianco, cercando di riempirlo con idee. Se alle pareti trovi foto e storie, e dietro al bancone persone che spremono la mente oltreché le arance, quello è un posto a cui dare una possibilità. Il genere di posto che trovi in via Giusti 7 a Campi Bisenzio.

E no, se attraversi il ponte di Maccione non devi cambiare fuso orario. E si, facci un salto.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.

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