Forse non tutti sanno che l’origine della festa di San Valentino è meno romantica di quanto si possa pensare. Sembra infatti che l’istituzione della festa degli innamorati come la conosciamo oggi risalga al 496, per iniziativa di papa Gelasio I. A quanto pare il sommo pontefice non gradiva molto l’usanza pagana dei Lupercalia, un periodo di feste sfrenate che si svolgevano intorno alla metà di febbraio e il cui culmine consisteva in un rito della fertilità che vedeva gruppi di giovani uomini girare per le strade di Roma completamente nudi a tirare scudisciate propiziatorie a giovani donne che si offrivano loro.

Tanto di cappello al buon Gelasio che riuscì a trasformare una festa alla John Belushi in quello che negli anni sarebbe diventato un trionfo dell’iperglicemico scambio di cioccolatini, dolci bigliettini e promesse di amore eterno.

Risulta un po’ inquietante, caso mai, il fatto che un rito che, al di là delle simbologie, si concretizzava in una violenza sulle donne sia stato trasformato nella festa degli innamorati.

Resta da capire se per il Santo (San Valentino, non Simon Templar) diventare il patrono degli innamorati sia stato un avanzamento in carriera o meno, dato che questo compito ha posto in secondo piano il suo storico ruolo di protettore degli epilettici.

D’altro canto la sovrapposizione di mansioni è più che comprensibile, vista l’affinità della sintomatologia tra le due patologie (confusione temporanea, movimenti involontari, perdita di coscienza o di consapevolezza, sintomi psichici di varia natura).

Dato, poi, che certe scelte non sono certo fatte a casaccio, riteniamo doveroso sottolineare il fatto che come Santo protettore delle coppie sia stato scelto un martire.

A buon intenditor…

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.