di Laura Corti

Perché studiare filosofia a Firenze? La motivazione più rilevante può essere la vici­nanza a casa non perché siamo tutti “mammoni” che vivono con i genitori fino a trent’anni ma per il semplice fatto che non tutti possono permettersi di vivere soli, non solo economicamente. Firenze non è solo popolata da studenti delle città vicine ma anche da molti fuorisede che per un motivo particolare hanno scelto proprio questa città.ii Valentina, una studentessa umbra del primo anno, spiega che la città ha una vivibilità maggiore di molte grandi metropoli, come per esempio Roma, e il costo della vita non la riduce sul lastrico. Eleonora, una ragazza romana del secondo anno, aggiunge che è un piacere poter studiare immersi in capolavori d’arte e che è una delle città più belle d’Italia. Una voce fuori campo arriva da un ragazzo sconosciuto, alto, moro e con gli occhi azzurri, che, passando, dice di essere venuto a Firenze per stare lontano dai genitori e trovare la tanto agognata libertà. Non c’è una motivazione più giusta delle altre, sono tutte allo stesso modo comprensibili, apprezzabili e coerenti.
L’argomento successivo da affrontare riguarda sicuramente le aspettative per il futu­ro.iii Ci sono aspiranti filosofi che cercano già la botte per vivere come Diogene. La vita cinica si basa sull’indifferenza ai bisogni terreni, sulla fedeltà al rigore morale e sulla ricerca dell’autarchia; sarebbe una scelta abbastanza sensata ma non penso che ci sarà la ripresa esponenziale di questo stile di vita. Per cercare di essere abbastanza seri, penso che nessuna qualifica possa dare l’estrema sicurezza di avere un lavoro duraturo nel tempo, invece ciò che fa la differenza sono le conoscenze che una perso­na ha acquisito nel percorso personale. I laureati del corso di Filosofia acquisiscono capacità che li rendono idonei a lavorare nel settore dei servizi e negli enti legati alla cultura e, non come ultima scelta, c’è l’iter per diventare insegnanti. Non dico che tutti gli iscritti di Filosofia diventeranno insegnanti ma è una possibilità da prendere in considerazione perché, anche se un insegnante dovrà studiare sempre e nonostan­te lo stipendio che non sarà dei migliori, deve essere una grandissima soddisfazione vedere un ragazzo guardare stupito un libro di filosofia. L’unica cosa certa è che sa­remo precari, dovremo fare sacrifici, sarà forse più difficile ma dalla nostra parte ci sarà sempre una caratteristica particolare: quella mente che non si sa mai bene dov’è persa, i piedi toccheranno pure il pavimento ma, proprio come le giraffe, ci allunghe­remo verso ‘l’oltre’.
Siamo arrivati alla fine di questo tour nel dipartimento di Filosofia a Firenze. Nono­stante tutte le difficoltà, via Bolognese 52 potrebbe risultare una meta interessante almeno per una bella visita fuori dai canonici viaggi turistici nel capoluogo di regio­ne. Mi vorrei poi rivolgere ai futuri universitari, con la consapevolezza che questo reportage non voleva essere uno spassionato invito a ripopolare il dipartimento di Fi­losofia con la forza, ma a cercare almeno di rendergli la dignità che molte volte viene sminuita e se proprio qualcuno penserà di essere capitato nel posto giusto, quell’an­golo immerso fra la terra e il cielo sarà anche un po’ suo. Voglio, prima di lasciarvi, rendere palese la mia identità: mi chiamo Laura e anche io sono una studentessa di filosofia. Per quanto si possa dire tutto e il contrario di tutto sulla filosofia, vorrei concludere citando un drammaturgo italiano che ha vissuto a Firenze: “La filosofia è un bisogno necessario e un diritto sacro del pensiero. La sua causa è la gran causa della libertà del mondo, richiamata al suo principio stesso la libertà dello spirito. La sua forza è quella della ragione che si appoggia su duemila anni di progressi e di con­quiste” (Gian Battista Niccolini).

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