Il titolo di questo articolo potrebbe sembrarvi simile ai ringraziamenti di Sorrentino per l’Oscar (Fellini, Scorsese, Talking Heads e Maradona), ma vi assicuro che esiste un filo logico e storico di indubbia valenza. Quale?

Iniziamo da Cesare Previti e dal suo brigantino due alberi che ha riportato a Porto Ercole le ossa ritenute di Caravaggio. Questi resti dovevano essere posti all’interno di un grande mausoleo (costato al Comune svariate migliaia di euro). Le ossa erano state ritrovate negli anni ’50 presso una chiesa di Porto Ercole a seguito di uno sbancamento e senza nessuna indagine archeologica. Nel 2010, poi, qualcuno decise che il Comune di Porto Ercole avesse bisogno di un aiuto per far arrivare più turisti. I resti furono portati a degli esperti per farle riconoscere come appartenenti al grande pittore. Immancabilmente il riconoscimento avvenne con somma gioia del Comune di Porto Ercole. Non v’erano dubbi, le ossa avevano un DNA simile all’85% con quello appartenuto ad un parente stretto del pittore (peccato che i nostri geni siano simili a quelli di uno scimpanzé per il 99%).

le ossa pronte per il Mausoleo di Caravaggio

le ossa pronte per il Mausoleo di Caravaggio

Il mercato delle reliquie (soprattutto religiose) è sempre stato problematico. La più famosa truffa che accadde a Firenze, ad esempio, riguarda il braccio di Santa Reparata (la Santa che dava il nome al vecchio Duomo). Ai fiorentini seccava particolarmente non possedere neanche un capello della Santa (una giovane di Cesarea martirizzata nel 250 d.C. dall’Imperatore Decio). Intorno al 1350 il Comune di Firenze ed il clero fiorentino si adoperarono per acquistare una parte del corpo della Santa che si trovava in un monastero di Teano. Dopo svariate trattative (e molti fiorini d’oro) finalmente arrivò a Firenze un braccio della Santa che fu accolto dal Vescovo e dalla popolazione in festa. La reliquia fu esposta in Duomo e venerata per alcuni anni, finché non si decise di dotare il sacro braccio di ori e argenti e di inserirlo in un degno reliquiario. Gli artigiani che presero in consegna il braccio si accorsero con sommo sgomento generale che era composto di solo gesso e legno.

I fiorentini furono presi in giro per secoli dopo questa truffa, ma si consolarono con altre reliquie, come le 25 teste appartenenti alle 11 mila vergini di Sant’Orsola (trucidate da Attila in un pomeriggio di noia), o come il velo di Santa Chiara e il mantello di San Francesco (evidentemente giunti in pendant), o i frammenti della Croce di Cristo (non v’è città che non ne abbia un pezzo), o le ampolle con il latte di Maria Vergine (ve ne erano così tante che già nel ‘300 sorsero seri dubbi sulla loro veridicità), o il famoso bastone di San Giuseppe conservato in Santa Maria degli Angeli e capace di guarire i paralizzati sino a tutto il ‘700 (poi basta).

(Visited 254 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.