La campagna elettorale 2018 è iniziata in maniera decisamente triste, ma anche i più pessimisti avrebbero avuto difficoltà a ipotizzare un simile peggioramento. Nelle ultime settimane gli elettori hanno dovuto assistere, inermi, ad un continuo attacco da parte di tutti nei confronti di tutti. La propaganda politica si è trasformata in una caccia agli scheletri nell’armadio dell’avversario, nel tentativo di distruggerne l’immagine pubblica. Di programmi non si parla quasi, mentre si cerca di screditare il maggior numero possibile di candidati della parte avversa.

In uno scenario così avvelenato sono pochi i politici che non si scagliano contro gli avversari. Tra questi uno in particolare, l’attuale Presidente del Consiglio, dimostra nelle interviste un equilibrio ed una pacatezza che da un lato potrebbero essere interpretati come una caratteristica della persona, dall’altro fanno invece pensare ad una precisa scelta diplomatica per non creare attriti con quelli che saranno i suoi sostenitori in un futuro (probabile) governo di larghe intese. Nel giro di qualche settimana si scoprirà se quella di un Gentiloni bis è un’ipotesi concreta o meno, ma soprattutto se gli accordi tra i partiti sono già stati fatti prima ancora di verificare i numeri dei risultati elettorali.

Che sia così o no, il peso politico dei principali schieramenti in parlamento rischia di essere paritetico, cosa che ha scatenato addirittura la campagna di arruolamento anticipato dei futuri transfughi.

In questi ipotetici equilibri precari potrebbero giocare un ruolo fondamentale i voti degli italiani all’estero, che eleggeranno 12 deputati e 6 senatori; numeri che potrebbero spostare l’ago della bilancia.

Per gli italiani all’estero, però, niente Rosatellum: le regole per il loro voto sono quelle della legge Tremaglia del 2001. Le schede elettorali arrivano direttamente a casa, l’elettore esprime il proprio voto e la propria preferenza e rispedisce le schede alla sede diplomatica di competenza territoriale, che poi le fa pervenire alla Farnesina con voli speciali. Considerando che le schede hanno cominciato ad arrivare da circa una settimana e che il termine per la riconsegna è fissato tassativamente per il 1 marzo, la finestra temporale per esprimere il voto è adeguata anche ai casi di “logistica postale disagiata” (non tutti i 177 paesi nei quali si vota hanno un livello di servizi in linea con gli standard occidentali).

In tutto il mondo (letteralmente) in questi giorni ci sono quasi 4 milioni e mezzo di potenziali votanti, anche se storicamente l’astensione è molto elevata (si stima che il numero di coloro che eserciteranno il proprio diritto di voto all’estero in questa tornata elettorale non raggiungerà il milione). Gli elettori dovranno scegliere da quale partito o schieramento farsi rappresentare, ma la rosa dei votabili all’estero non è la medesima che si troverà sulle schede elettorali in Italia. Oltreconfine, infatti, sono presenti anche partiti che hanno come elemento fondante del proprio programma la tutela degli interessi degli Italiani sparsi per il mondo. Uno in particolare ha suscitato la perplessità (o l’ilarità) di molti votanti: Free Flights To Italy.

A detta del suo fondatore, persona dal curriculum pare non trasparentissimo (ma questo lo accomuna a diversi candidati nostrani), non è un partito, neanche un movimento (unica alternativa nota fino ad ora ai votanti), bensì una ONG, che si propone di rimborsare i biglietti aerei da e per l’Italia agli italiani all’estero. Un metodo che servirebbe anche, a detta del fondatore, per arginare la fuga di cervelli. I fondi per i rimborsi verrebbero reperiti con metodi che ricalcano molte delle dichiarazioni d’intenti dei politici nostrani: riduzione degli sprechi, diminuzione delle spese per l’accoglienza, etc..

L’aspetto più inquietante è che la promessa di Free Flights To Italy suona preoccupantemente simile a quelle di “cettolaqualunquiana” memoria; forse la realtà sta superando la fantasia.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.