Quando andavo alle medie c’era la moda delle statuine dei giocatori, quelle caricaturali, con la testa grande, che rievocavano i grandi campioni della serie A. Della Fiorentina misero in commercio le statuine di Toldo, Rui Costa e Batistuta.

Pizzata per il mio dodicesimo compleanno: vedo arrivarmi tre pacchettini. E già pregusto l’apoteosi dentro quei fagottini, proprio delle dimensioni giuste per sognare. Scarto il primo regalo e trovo il genio portoghese, con quei suoi inconfondibili labbroni: Rui Costa. Poi è il turno dell’unico e inimitabile Re Leone, il Bati. Aprire il terzo pacchetto è una pura formalità, ci vado con quella sufficienza con cui non dovresti mai affrontare qualsiasi situazione della tua vita. Nemmeno una partita a Subbuteo contro tuo padre. Sì, ma i miei amici non potranno certamente distruggere i miei sogni di gloria, le speranze che ho condiviso con loro. Non potranno certamente aver dimenticato la mia fede calcistica. Nei loro occhi avranno bene impressi quei tre poster nella mia cameretta: Toldo, Rui Costa e Batistuta. Li avranno visti centinaia di volte, quei poster. E conoscono i miei desideri. E quei pacchetti sono proprio tre. E, infatti, nel terzo pacchetto intravedo dei guanti da portiere. Una maglia grigia, da portiere, il numero uno e la scritta… Pagliuca? Gianluca Pagliuca!?!? Chi ***** te se inc***a, Gianluca Pagliuca?

Ieri sera ho rivissuto gli stessi sentimenti di quella stramaledetta serata in pizzeria. Perché rovinare tutto, perché rovinare uno splendido momento? Perché non celebrare degnamente il mio compleanno, completando le statuette dei miei tre idoli? Perché fermarsi sul più bello, quando gli introvabili erano Batistuta e Rui Costa, e il più era stato ormai fatto? Perché Gianluca Pagliuca?

Com’è possibile non vincere una partita in cui Alberto Aquilani segna una tripletta? E se ci fosse stato un Dio del calcio, anche quel gol di testa gliel’avrebbero convalidato… sarebbero stati quattro. Quattro (4) gol di Alberto Aquilani.

Ma forse un Dio del calcio esiste: forse, dopo il terzo gol, ha pensato che stavolta aveva davvero esagerato.

Ringrazio la difesa… Tre gol non li avevo mai fatti, manco ar campino a Fregene… e nun s’è vinto… Grazie.

 

 

 

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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Rolandinho

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Che giorni di merla