Ma al Franchi si era mai vista una cosa del genere? Vero che la pubblicità è l’anima del commercio (o il commercio dell’anima).Vero che le squadre di calcio senza sponsor e diritti televisivi difficilmente sopravviverebbero, almeno in Italia. Chi si aspettava però un’operazione di marketing così sfrontata?
È accaduto che, qualche settimana fa, a pochi minuti dall’inizio di una partita di campionato, mentre la tensione saliva e l’adrenalina cominciava a scorrere (si fa per dire), improvvisamente una musica straripante e deflagrante ha colto di sorpresa i presenti allo stadio. Non era Garrisca al vento il labaro viola… No. Intanto, a passo di musica alcune creature vestite di bianco cominciavano a sciamare sul campo, sul sacro e inviolabile (sigh!) manto erboso del Franchi. In mano delle bandiere, alcune viola gigliate, altre bianche. Contemporaneamente un enorme lenzuolo iniziava a srotolarsi sull’erba di fronte alla tribuna coperta mostrando il nome dello sponsor della Fiorentina in primissimo piano. E (finalmente?) era chiaro il significato delle bandiere bianche. Ma non era ancora finita. Mentre i bandierai si schieravano in ordine perfetto, al centro del campo veniva innalzata una sorta di baldacchino, o tendone da primarie di partito, con sopra un viso, una faccia, un sorriso standardizzato. C’erano un nome e un cognome, ben conosciuto dai familiari stretti e dai clienti. E la scritta “ 1° agente d’Italia 2016”. Il miglior venditore per l’anno 2016, insomma.
In quel momento tutti hanno temuto l’ingresso trionfale di Wanna Marchi. Perché l’atmosfera era esattamente quella di una incredibile e fantasmagorica tele – o meglio, stadio-vendita. Nessuna meraviglia se in quel momento fossero piombati sugli spalti decine di rappresentanti con i loro aspirapolvere (perché di quello si trattava), pronti alla dimostrazione pratica. Del resto, dove le avrebbero mai trovate ventimila persone impossibilitate a darsela a gambe? Un’occasione unica e irripetibile.
Comunque, Wanna Marchi non è arrivata. Tutta la baraonda è finita in fretta. Bandiere, striscioni e baldacchini sono stati riposti e Garrisca al vento il labaro viola… Poi è cominciata la partita.
Molti hanno rimpianto la stadio-vendita.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.