Giugno: moglie al mare con prole e voi in città; perché qualcuno che resti al caldo a sgobbare, per portare a casa la pagnotta, è necessario. Per lo meno questa è la versione ufficiale. La verità è un’altra, siete finalmente soli: la sete di libertà può finalmente essere soddisfatta.

Ma cosa fare in concreto? Innanzitutto non si cucina. Cinquantuno settimane a mangiare a casa possono bastare; la cinquantaduesima deve essere un tributo alla ristorazione, cedendo al fascino della cucina etnica e della sperimentazione culinaria. Non ponete troppo l’accento sul fatto che il vostro apparato digerente siano svariati lustri che non è più in grado di seguirvi nei vostri stravizi. Sono dettagli che una scatola di Maalox può risolvere.

Prima di andare a cena è doveroso partecipare al rito pagano dell’aperitivo, sempre ammesso che sia ancora di moda. L’ultima volta che avete preso un aperitivo, il Presidente era Scalfaro. Siete andati a berlo in un bar; un bar e basta; locali lounge, fusion, fashion, cool e altri aggettivi anglo-oscuri erano ancora di là da venire. Vi siete tracannati un numero imprecisato di Lemonsoda con la vodka mangiando patatine e salatini. Niente arachidi; quelle erano appannaggio esclusivo di locali al di fuori della vostra portata. Mentre vi interrogate se oggigiorno esista ancora la Lemonsoda, vi ponete il problema che attualmente gli “stuzzichini” degli aperitivi sono in realtà banconi stracolmi di derrate alimentari in grado di sfamare intere orde di migranti. E il fegato già vi fa capire che se intendete proseguire su quella strada saranno dolori (e non in senso metaforico).

Meglio soprassedere sull’aperitivo e concentrarsi sul dopo cena. In fondo è in quel momento che la natura di cacciatore emerge nell’uomo. La “dolce metà” è lontana e lo spirito del maschio latino viene a galla. Forse il fatto che vostra moglie vi ha  trattato come uno zerbino dal giorno del matrimonio in poi ha lievemente incrinato la vostra autostima, ma mettetevi davanti allo specchio e convincetevi del vostro potenziale. Una vera iniezione di fiducia. Oh Dio, a ben vedere forse i vostri addominali sono più a “ad armadillo” che “a tartaruga”, ma sono solo dettagli. Analizzando l’insieme, però, non desistete dai vostri propositi; vi limitate a modificare l’obiettivo della caccia. In fondo di donne con qualche diottria in meno, che non vogliano rovinare il proprio viso con degli antiestetici occhiali, è piena Firenze. Leggero cambio di target: si va a caccia di una bonazza ipovedente.

Già, ma concretamente dove andarne a cercare? Al Piazzale, ovviamente. Forse tanto ovvio non è, ma diciamocelo, meglio puntare su un posto (pardon, una location) raggiungibile in auto; camminare è faticoso. Ok, allora, raccattiamo una spider e andiamo al Piazzale. Ma chi ce l’ha la spider? Vostra moglie è al mare con la station wagon di famiglia e a voi è rimasto lo scooterone o, al limite, la Smartina del car sharing. No, alla spider non si può rinunciare. Ci sarà qualcuno nella vostra cerchia di amicizie che vi può prestare un qualsiasi macinino scappellabile. In fondo non è necessario che sia un’auto di grande immagine, basta che abbia una capotte da abbassare per potersi godere, sul viale dei colli, il vento nei capelli. Capelli? Ecco, questo potrebbe essere un problema; l’ultima volta che vi siete pettinati gli Abba erano in cima alla hit parade dei dischi più venduti. Anzi, c’era ancora la hit parade. Doppio “anzi”, c’erano addirittura ancora i dischi (per non infierire facendo notare che la musica veniva addirittura “venduta”).

Forse è meglio pensarci un po’ su e pianificare con calma il da farsi. In fondo una settimana è lunga. Non bisogna bruciarsi subito alla prima sera.

Spiaggia
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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.