Voti1Sono la mamma di una ragazza di 15 anni. Ci è arrivata la pagella del primo quadrimestre e mia figlia ha preso 1 (dicesi uno) a matematica. Ma le sembra giusto che si mettano questi voti?

Francesca

Cara Francesca, intanto mi permetta di dire che quando qualcosa non torna dovrebbero essere gli studenti a protestare, non i genitori. Invece accade sempre più spesso che i genitori parlino in rappresentanza dei figli, anche quando i “bambini” (come spesso vengono chiamati, con grande loro irritazione) hanno 18 o 19 anni. Naturalmente è un bene che i genitori seguano i propri figli, ma è importante renderli il più possibile autonomi. Per questo è fondamentale che siano loro stessi ad esprimere pensieri e sentimenti sulle cose che li riguardano. Altrimenti non cresceranno mai.

Rispetto alla questione specifica che pone, naturalmente in linea di principio i voti vanno da uno a dieci, quindi sono tutti legittimi. Anche a me, durante gli scrutini, capita di vedere insegnanti che mettono due e tre (più raramente uno, ma capita). In quei casi mi permetto di chiedere agli insegnanti di arrivare a quattro, se possibile, che comunque rappresenta già un’insufficienza grave. I voti sotto il quattro a me sembrano inutilmente umilianti. Ma a volte i docenti mi riferiscono di compiti lasciati in bianco e mi ricordano la libertà di insegnamento. A quel punto, in genere, mi fermo.

Mi verrebbe però da fare due considerazioni.

La prima. Alcuni insegnanti ricordano che la scala dei voti comincia da uno, ma dimenticano che arriva anche fino a nove e dieci. Non mi sembra coerente e bisognerebbe riflettere: come mai quegli insegnanti incontrano sempre (perché ad alcuni questa cosa capita tutti gli anni in tutte le classi) ragazzi che valgono due e mai ragazzi che valgono nove? Non va bene però, bisogna riconoscerlo, nemmeno l’eccesso opposto, di chi mette sempre voti alti e sembra vivere un dramma personale a dare un’insufficienza. Credo che a volte psicologi e pedagogisti potrebbero aiutarci a capire come mai agiamo in un certo modo. Ma ci vorrebbe uno bravo, come si suol dire.

La seconda. Dovremmo aprire un giorno una riflessione seria sul tema della valutazione. Cosa si valuta? Quando si mette un voto, di cosa si tiene conto? Solo dei risultati? O anche dei livelli di partenza, dell’impegno, della partecipazione, ecc.? Perché, se non chiariamo questo, non si capisce a cosa corrispondono i voti che mettiamo.

Personalmente in linea di principio non sono contrario ai voti nella scuola. Mi sembrano una forma di comunicazione sintetica e immediatamente comprensibile a tutti. Però, appunto, deve essere chiara. Se non ci intendiamo su cosa si valuta, diventa invece oscura ed oggetto di mille fraintendimenti. E’ urgente che la scuola italiana acquisisca una moderna cultura della valutazione, che ancora è lontana. Perché, altrimenti, non si capisce se diamo i voti o diamo i numeri.

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Ludovico Arte

Di lavoro faccio il preside dell’Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo” di Firenze. Poi ho l’incarico di coordinatore dell’Area Psicopedagogica del Settore Giovanile della Federcalcio.
Nella mia vita precedente ho fatto prevalentemente il sociologo e l’insegnante di psicologia. La mia vera passione è lavorare con i ragazzi, cercando un modo diverso di fare educazione.
Sono nato in Calabria, ma vivo a Firenze da molti anni.
La Calabria mi ha insegnato a non dire certe cose, in Toscana ho imparato a dire le cose come stanno. Da entrambe però ho capito che quello che sei e quello che fai valgono più di quello che dici.