91324.0Da quant’è che non riusciamo a fare qualcosa che riesca a esaltare qualcuno. Quand’è che abbiamo fatto qualcosa di lontanamente paragonabile allo Shuttle o all’Apollo Se non trovate qualcosa di grandioso di cui gente come me possa far parte, noi faremo a pezzi quello che grandioso non è. Un quartiere dopo l’altro. Un edificio dopo l’altro. Famiglia per famiglia, non lo capite?

Finiti i sogni il paese è nudo, sembra scrivere Dave Eggers nel suo ultimo capolavoro che inizia con il rapimento di un astronauta da parte del protagonista e che descrive un’America confusa, violenta e disperata. Magari non è vero, magari è tutta fuffa statunitense per continuare a spendere soldi nella Nasa invece che nella sanità. Magari. Ma andare nello spazio oggi non sarebbe poi tanto diverso da chi secoli fa ha preso tre barche per fare il giro del mondo tentando di arrivare nelle Indie o dagli egiziani che si avventuravano al di là delle Colonne d’Ercole.

È la voglia di esplorare, di viaggiare e di conoscere che ha portato i primi uomini nello spazio. Non è solo una questione di colonialismo, di politica o di competizione tra paesi. In un momento storico in cui anche una cravatta rossa ti poteva far accusare di comunismo Aldrin, Armstrong e Collins lasciarono sulla luna la medaglia di Yury Gagarin per onorarlo. Non erano avversari politici, erano semplicemente esploratori, come Christopher McCandless o come Tom Crean, e volevano dividere con lui il sogno raggiunto di camminare sulla luna.

The Martian di Ridley Scott è un racconto che parla solo di questo desiderio, mette da parte alieni e lucertole bavose e racconta uno spazio più simile alla “magnifica desolazione” di Aldrin che alla fantascienza. Un luogo da esplorare, fatto di spazi immensi, duro come l’Alaska o il deserto, a cui sopravvivere. Parla di una linea dell’orizzonte da spostare sempre più in là. E un Into the wild per nerd ma senza tutto quel dolore e quell’inquietudine. Non c’è critica, non ci sono accuse o macchinazioni governative, c’è solo il desiderio di fare qualcosa d’incredibile, di andare là dove nessun altro è stato prima. Gli esperti dicono che ci sono molti errori scientifici in The Martian, sarà sicuramente vero ma quando esci dalla sala hai solo voglia di iscriverti a Botanica e coltivare patate in un posto dove non sono mai state coltivate prima, magari indossando una felpa della Nasa. È un film che mette la scienza e la voglia di conoscenza al pari della poesia o della scrittura, è un’esigenza, qualcosa che fa parte dell’uomo, che può essere perfino divertente. Qualcosa da non inquinare con la politica. Come il viaggio, come il cinema.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.