Ogni anno vengono presentate migliaia tra interrogazioni ed interpellanze parlamentari (circa ottomila nel 2015). Va da sé che in questo mare magnum non tutto sia di importanza vitale. A metà novembre ne è stata presentata una che spicca per lo spessore dei firmatari e per l’argomento, fondamentale per il Paese, sul quale verte la medesima.

Maurizio Gasparri, Carlo Giovanardi e Gaetano Quagliariello, tre pilastri dello Stato, si sono mossi di concerto per puntare il dito su una fiction (sceneggiato, per chi ha superato gli “anta”) della Rai.

I più ottimisti potrebbero ipotizzare che i tre esponenti dell’intellighenzia nostrana possano essere rimasti sconcertati dalla superficialità dei dialoghi e dalle puerili semplificazioni storiche della fiction sui Medici e che di conseguenza abbiano pubblicamente voluto stigmatizzare l’operazione antistorica che tanto seguito di pubblico ha avuto.

Troppo ottimisti.

I tre paladini della cultura si sono scagliati contro la fiction Rai con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone, personaggio nato dalla penna di Antonio Manzini, per l’immoralità del protagonista.

In un periodo politicamente, economicamente e socialmente turbolento come questo, in effetti, le fiction Rai rappresentano un elemento di primaria importanza per le discussioni parlamentari e sono sicuramente motivo di profonda preoccupazione nel Paese. Bene hanno fatto, quindi, i tre rappresentanti dei cittadini (absit iniuria verbis) a farsi sostenitori di tale iniziativa, rimarcando che “un poliziotto che dice parolacce e fuma le canne è qualcosa di inaccettabile” e che un simile personaggio è un “eroe per imbecilli”. Quasi quattro milioni, stando ai dati di ascolto delle prime puntate.

L’interrogazione parlamentare, teoricamente, mirerebbe a bloccare la fiction incriminata, colpevole di rappresentare un modello negativo di eroe. Considerando che circa due terzi delle interpellanze e delle interrogazioni resta senza risposta e che quelle che la ricevono, difficilmente la ottengono nei tempi tecnici necessari per sospendere una fiction che viene programmata per tre sole settimane, non si può fare a meno di pensare che lo scopo reale dell’interrogazione sia quello di far parlare dei tre firmatari.

Obiettivo centrato.

I malfidenti potrebbero trovare sospetta la coincidenza di tempi tra l’interrogazione e le pubbliche manifestazioni della posizione dei tre per il “no” all’imminente referendum; ma chi ha fede nella statura morale dei nostri politici non può avere dubbi: lo scopo dell’interrogazione è il bene comune.

Questa fiction immorale deve essere sospesa per non inquinare gli animi puri dei telespettatori.

Poco conta il fatto che sia noto a tutti fin dall’infanzia che i personaggi di fantasia (che animino fumetti, romanzi, fiction, cartoni animati, film e qualunque altro prodotto dell’ingegno autorale) siano, manco a dirlo, prodotti di fantasia e che per loro natura possano rappresentare eroi positivi, ma anche (fortunatamente) eroi negativi e perfino, udite udite, eroi immaginari.

Nello specifico, nel panorama della narrativa noir/poliziesca italiana, dove tra i vari commissari o i più o meno improvvisati investigatori ci sono più somiglianze che differenze, il vicequestore Rocco Schiavone è un personaggio che si allontana dai cliché del genere. Ha un suo codice morale (talvolta discutibile), una sua visione distorta della legalità, un passato pesante come un macigno, un futuro cupo, un carattere complesso, frequentazioni inaccettabili per un tutore della legge, atteggiamenti di insubordinazione, manifestazioni preoccupanti di abuso di potere e numerosi altri aspetti che lo rendono un personaggio interessante dal punto di vista letterario.

Non è questa la sede per analizzare se/quanto sia riuscita la trasposizione televisiva a rendere giustizia allo spessore di un personaggio così complesso e tormentato o ai luoghi e alle atmosfere di una Val d’Aosta lontana dagli stereotipi da cartolina turistica.

È solamente il caso di sottolineare che Antonio Manzini è riuscito, nei suoi romanzi, a creare un personaggio caratterizzato dalla convivenza di componenti eroiche e antieroiche, sapientemente miscelate ed efficacemente sviluppate.

Essendo Rocco Schiavone uno dei migliori parti letterari degli ultimi anni in questo genere, era inevitabile che un simile successo editoriale venisse trasposto sul piccolo schermo (altra espressione cara a chi ha passato gli “anta”, poco comprensibile per i più giovani, abituati a monitor televisivi grandi come il Molise).

Si mettano l’anima in pace i difensori della moralità pubblica: non tutti gli spettatori recepiscono come modelli di vita i personaggi delle fiction tv. La maggior parte degli spettatori è dotata di un numero di neuroni sufficiente a cogliere la differenza tra finzione e realtà. Non tutti, sia chiaro, altrimenti non si spiegherebbe di chi siano i portavoce certi rappresentanti dei cittadini.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.