Quei favolosi quasi anni ’60
La Firenze di quegli anni non ha ancora deciso cosa vuole diventare; sta in bilico tra la voglia di città e la nostalgia di paese, tra la “chiave nella porta” e le novità del frigo e della televisione.
Graziella, giovane signorina della periferia nord della città, vive la sua gioventù; è innamorata dell’ago e mettere insieme pezzi di stoffa con sapiente armonia è diventato il suo mestiere. Lavora in un negozio vicino al Ponte Vecchio dove confeziona abitini da bambina: modella, taglia, cuce, una vera artista.
Il suo lavoro le piace, e in un mondo dove ancora per le donne lavorare non è così scontato, si sveglia ogni mattina convinta e sicura di non voler barattare la sua indipendenza per niente, nemmeno per un supposto futuro di moglie devota.
Passa la settimana fra scampoli, fili e salottini di prova e il sabato, di ritorno a casa, porta con sé un pezzo di stoffa; domani sarà già una gonna o un vestito che potrà indossare per andare a ballare.
In quella Firenze sono molti i locali nei quali nel pomeriggio della domenica ci si ritrova per fare due salti: ci sono i postelegrafonici vicino all’Arno e in centro il circolo degli impiegati civili e quello dei commercianti; in quella Firenze anche a svagarsi ci si ritrova ben divisi in caste.
Ma la domenica è la domenica e finalmente si può fare qualcosa di diverso. Siamo quasi negli anni ’60, tutti dicono che ci sarà il boom economico e ci si comincia a credere. Dopo tanto buio ci si permettono svago e spensieratezza, e poi c’è la televisione che fa intravedere un mondo diverso, basta guardare le donne: puliscono con nuovi detersivi, hanno cura di sé con prodotti fantastici, sono eleganti anche se vanno al mercato, e hanno mariti che vegliano attenti su di loro, le vere e uniche angeli del focolare.
Intanto la domenica si va a ballare. Graziella si veste scegliendo bene i colori, abbina scarpe con il tacco, un filo di rossetto e esce con le amiche.
Nella sala bisogna aspettare di essere invitate e ci si guarda intorno con la paura di fare da “tappezzeria”, poi, per fortuna, qualcuno ti invita e l’imbarazzo passa.
Oggi agli impiegati civili c’è gente nuova. Prendono il treno per venire a ballare a Firenze, abitano nelle campagne e vengono in città per nuovi incontri.
Quello che si avvicina a Graziella è un tizio mai visto, alto, castano, bel fisico, occhi verdi accigliati. La invita e vanno al centro della pista per un valzer; lei lo guarda bene, e davvero ha begli occhi, ma così severi che intimoriscono. La voce al contrario non è male, dice di chiamarsi “Ilio” e la conduce nelle danze senza troppa grazia, a dire il vero, ma sicuro e sopratutto taciturno. (Ma perché sarà così serio? Pensa Graziella)
Ballano, fino a quando la serata finisce, poi fissano per la domenica successiva: si sono piaciuti allora.
Quello che è accaduto dopo non l’ho mai saputo, i miei mi hanno taciuto i particolari più intimi: quella era la Firenze dei favolosi quasi anni ’60 e di certe cose è bene non parlare….

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