Più che Benvenuto sarebbe da dire qui’ bischero! Tanto comincia sempre con la “B”.
No, ditemelo voi se si può essere più bischeri di così?
E gli ero aggiro pe’ Firenze, che siamo a marzo, quando e un’ gli inciampo in una zanella proprio in Piazza della Signoria?
“Ecchissenefrega!” Direte voi. Già ma e tocca sempre a me pulire!
Insomma, e ‘un mi s’è aperto d’innanzi un altro worm-hole? E gliè peggio che finire in Arno vestiti!
Ovvia, andiamo ai’ dunque! E gli capitai proprio lì che pioveva come Iddio gniene manda, che uscii dal wormhole e finii in Arno vestito con abiti del dumilaquattordici.
E ‘un vi dico com’era l’Arno, che da i’ Ponte Vecchio e gni veniva giù tanta di quella roba di macelleria che tra carcasse d’animali, legni e qualche bischero ch’andava remando pe’ ‘un so icché, che quasi e gli affogavo come un cencio! E c’erano pure i sor Stecchetti sull’armadio come nella canzone di Marasco!
E mi sentii tirare su da una mano robusta e giù un bestemmione mi ripettinò i capelli.
– O quanto tu pesi? Maremma cinta senese! Sembri in bronzo! Che sei Perseo? –
– Trentaseo! – Risposi credendo m’avesse chiesto la tabellina del 6.
Era un omo né alto né basso.. bestemmie a parte fu gentile e m’accompagnò a riva dove mi lasciò lì. E lì incontrai un vecchio che narrò d’esser il secondogenito il cui padre volle farlo musico perché eccelleva nel canto e nel flauto ma dopo averlo inghiottito durante un acuto, andò a bottega dal padre dello scultore Baccio Bandinelli. L’anno dopo passò alla bottega dell’orafo Marconi per apprender lo mestier suo.
Insomma s’era messo a imparar l’arte di fondere e al contempo di far rissa e buriana col fratello Cecchino che però non era un gran tiratore malgrado il nome. Così mi narrò di star preparando una scultura in bronzo ma gli mancava il modello pel volto de la Gorgone.
Visto che era d’indole violenta io cercai d’evitar discussioni e ancor fradicio come una spugna, con la scusa di dover telefonare a Madame d’Etampes cercai di sottrarmi ma lui, ricordando la di lei antipatia s’adirò e subito mi colpì con la spada del Perseo, mozzandomi il capo.
La mia testa urlante cadde così sulla faccia sua lasciandoci lo mio volto ed egli svenne prontamente alla vista del sangue. Che invero fu molto!
Forse fu per questo che, vistosi allo specchio, a mio dispetto volle fare del Perseo e della Gorgone la mia effige beffarda.
Lo scrisse anche nella sua autobiografia ma un editor distratto tralasciò il riportarlo.
Il resto è leggenda.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.