Quel parcheggio
“Matte, li abbiamo parcheggiati!”.
“Ma no, Franci”.
“Dai, li abbiamo parcheggiati!”.
“A parte che, se proprio vogliamo dirla tutta: è una foresta e non un parcheggio”.
“Ok, li abbiamo forestati!”.
“Franciiiii”.
….
“E poi comunque sono geniali, gli va riconosciuto! Ma è gratuito?”.
“Sì!”.
“Geniali! Ti tengono i bimbi, gratis. Così, oltre a comprare quello per cui sei venuto, hai tempo e calma per guardar pure d’altro e alla fine comprare anche quello di cui non avevi bisogno”.
…..
“Per quanto si possono lasciare?”.
“Un’ora e mezza al massimo”.
“Allora dai! Sbrighiamoci!”.
E comincia così il nostro giro a IKEA. Quella scatoletta blu che è diventata ormai la nostra seconda casa – nel mentre che casa nostra è ancora un mezzo cantiere. Due ante Besta. Faretti sottopensile. Tre cuscini. Due vasi bianchi.
“Però in effetti con quella bella piscina a palline si divertiranno un sacco!”.
“Ma certo!”.
Un nuovo tagliere. Tovagliette per la colazione. Uno scaffale Kallax.
“Poi quella postazione per i disegni: i pennarelli, le matite. Dico: mica si sentiranno parcheggiati?”.
“Franci!!”.
Un miscelatore. Una poltrona. Sedie a volontà. Un avvitatore nuovo.
“Matte, è l’ora. Devo andare a prenderli”.
“Ma come, di già?!”.
“Torno qui con loro. Ci aspetti?”.
Tempo di far due volte il giro – anda e rianda dallo spazio giochi dei bambini – e siamo di nuovo tutti e cinque insieme.
“Babbo lo sai che siamo stati in una foresta incantata?! Con il laghetto di palline, gli alberi, le rocce. Era bellissimo!!!”.
“Davvero? Allora non era un parcheggio!”.
…..
“E poi io ho guardato un sacco di cartoni!”.
“Era un parcheggio”.
“E io ho letto tutti i librini che c’erano!”.
“Un parcheggiobiblioteca”.
“Si torna anche domani?”.
“E noi però si torna nella foresta incantata ok?”.
“Si chiama Smaland”.
“Ok: torniamo a Salamd”.
“Slamand”.
“Slanamd”.
“Samanald”.
“Insomma lì, quel parcheggio!”.

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