Il primo che me l’ha detto è stato Nicola, il giornalaio di piazza S. Spirito. Non ci credevo. O meglio non ci volevo credere, perché avevo capito benissimo che Nicola non stava scherzando. Sono scappato non aspettando il resto del giornale e sono entrato dentro al Pittam’ingolli bar, lì accanto. Il barista, Maurizio (ma, a volte, si chiama anche Alberto) appena sono entrato mi ha detto: Giovanni ma lo sai quante giornate hanno dato a Borja?”. Ecco lì ho capito che non avrei potuto scappare dalla realtà. Era Martedì scorso ed io ho saputo così che a Borja Valero avevano dato 4 giornate di squalifica. E nemmeno i 4 cucchiaini di zucchero sono riusciti a rendere meno amaro il mio caffè. Quando sono uscito ho trovato Nicola, con il resto del giornale in mano, che con un sorriso mesto sembrava mi volesse dire: “hai visto che era tutto vero; io non scherzo su queste cose”.

Quel pomeriggio si trasformerà poi in un vero pomeriggio di un giorno da cani. Come nel bel film degli anni settanta di Sidney Lumet. Il film parla di una rapina realmente accaduta, dove i protagonisti sono Al Pacino e John Cazale. Una rapina, per l’appunto, e vera! Tutta la città sembrava fosse stata rapita da quella rapina. Su facebook, per la strada, sugli autobus non si parlava d’altro. Sfioravi un gruppetto di persone e sentivi frasi del tipo: “ma s’era andaho nella mischia per dividerli?” Facevi qualche metro e qualcun altro parlando con un amico scuoteva il capo e diceva: “bisogna fare qualcosa per Borja”. Mai il verdetto di un giudice sportivo aveva influito così tanto nell’umore di una comunità. I torti arbitrali erano già passati in secondo piano di fronte a quella rapina. Niente poteva apparire più grave di privare ingiustamente la Fiorentina per 4 partite di campionato delle prestazioni di Borja Valero. Niente poteva apparire più grave di privare Borja stesso della gioia di giocare 4 partite di campionato. Perché è chiaro che a lui giocare al calcio piace parecchio.  Un uomo semplice a cui piace fare bene il proprio lavoro. E questa sua voglia così trasparente unita alla sua bella faccia vera da uomo della porta acacnto ha conquistato tutti. Da subito. Poi tutto è stato più facile dopo averlo visto giocare. Correre dappertutto e con criterio. Testa e gambe. Dentro e fuori dal campo. Come in questo caso. Forza Borja!

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.