Io che adoro vivere dove vivo – in mezzo a un sacco di gente che di me sa poco o nulla. In mezzo al trambusto della città. A Firenze, tra persone di tutti i tipi, per cui è facile passare inosservati. Io che ho sempre creduto di essere un po’ allergica alla vita di paese, ogni anno torno qui: nella casa dei mie nonni. Vecchie strade, sorrisi gentili e sussurri di paese: “È la bimba di Marco”. Io sono la bimba, Marco è il mio babbo. E siamo a Pastina: 250 abitanti e qualcosa di molto bello.
E poi esco da un negozio e mi trovo di fronte la mia cugina grande. E, in un secondo, torno ai miei 12 anni, quando la guardavo mentre si truccava e si preparava per uscire con la sua compagnia di amici. Loro grandissimi. E io piccina. E ora siamo a Cecina: poco meno di trentamila abitanti e qualcosa di molto bello anche qui.
È qualcosa che nella mia Firenze io non ho. Non ho zie da incontrare al supermercato. Non ho cugine con cui trascorrere un pomeriggio di ciane o fare un giro per negozi. A Firenze non c’erano i miei nonni, da cui passare per un bacio al volo. E una caramella.
A Firenze non c’è nessuno che mi riconosca come “la nipote di….”. Non c’è il forno di nonna Milla. Nessuno che mi fermi per strada chiedendomi: “Ma te sei la figliola della Maria? Io ci giocavo davanti bottega con la tu’ mamma. Come le somigli, bimba! Avete proprio lo stesso sorriso”.
E invece sono frammenti di me. Io li raccolgo e li metto insieme. E mi riscopro figlia, nipote, cugina. Mi sento come a casa, pure se da casa sono lontana un bel po’. E inaspettatamente: mi piace.

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Francesca Falagiani

Fiorentina d’importazione. Sono mamma – a tempo quasi pieno – di tre piccirulli. La mia vita è piena e rumorosa. Un po’ un caos! Dicono di me che sono una persona solare e positiva. Sicuramente: sorrido, spesso. Sono laureata in Media e Giornalismo, sto studiando per diventare maestra. E cerco di barcamenarmi tra mille cose, come tutte le mamme. E poi c’è il mio blog SmartMommy (http://www.smartmommy.it/). Per raccontare tutto il bello dell’essere mamma. Il bello anche nella fatica, nell’esaurimento, nello sconforto. Che ci sono – è innegabile – ma sono una parte. Per raccontare che si può fare. E lo si può fare divertendosi.