Riflessioni tecnico-tattiche all’indomani dello 0-0 di Fiorentina-Genoa

Non mi sono mai fidato di Fabio Capello.

Perché è stato un vincente con delle squadre da fantacalcio. Perché, come diceva lo stesso Zeman, “tutti si chiedono cosa potrebbe fare il boemo allenando le squadre di Capello. Ma nessuno si chiede cosa farebbe Capello con le squadre di Zeman”.

Perché la filosofia di Zeman è di vincere facendo un gol in più degli avversari. E quella di Capello è di ottenere i tre punti subendo una rete in meno degli avversari.

Peccato che nel calcio non esistano ancora i punteggi negativi: tipo una penalizzazione per l’aver schierato il Tromba della squadra con la maglia numero 69.

Perché nel calcio c’è solo una cosa che conta fare: buttarla dentro. Con le mani, con le unghie o con i denti. Con una botta da fuori o con una botta di culo. Con un ciuffo ingellato modello anni cinquanta, inossidabile ed inattaccabile anche dalle più alte temperature: che se devi colpire il pallone di testa da due metri, soltanto da spingere in rete, sarebbe meglio spettinarsi, piuttosto che accartocciarsi sulla sfera come un Mario Gomez qualunque.

Ma tant’è. Che i gol se li è divorati anche chi i capelli non ce li ha o chi si pettina con una padella in testa. Ed allora, forse, non è una questione di capello.

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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