Il quesito ha origini antiche, ben prima di Jane Austen (che comunque ne ha scritto un paio di secoli fa, mica ieri). La contrapposizione tra scelte emotive e scelte razionali è antica come l’uomo. Uomo nel significato latino di homo, non di vir, perché in tal caso, come possono testimoniare facilmente parecchie donne, molte scelte sono influenzate non tanto dal cuore o dalla testa, quanto da altri organi.

La vita ci obbliga continuamente a prendere decisioni: piccole o grandi, insignificanti o determinanti poco cambia, bisogna comunque prenderle; spesso rimandare non è possibile e quasi mai è vantaggioso. Affidarsi al caso può essere deresponsabilizzante, ma affidare a “testa o croce” decisioni su qualunque cosa più importante della pizza da ordinare, in genere, non è una buona scelta. Di rado capita di sentire affermazioni del tipo “maledetto il giorno che è uscita testa!”; il che lascia supporre che la casualità non guidi spesso le nostre scelte. Anche perché le scelte sono uniche e irripetibili. Per quanto ci si possa trovare in situazioni simili in diversi momenti della vita, ogni singola scelta ha un suo contesto e noi un vissuto sulla base dei quali prendiamo una decisione. Difficile ipotizzare che non si voglia essere artefici della propria vita. Bando, quindi, alla casualità e benvenuto libero arbitrio.

Ma in generale, è meglio fare le scelte col cuore o con la testa?

Non c’è un “meglio” assoluto. Dipende dal carattere di ogni singolo soggetto. C’è chi dà più peso alle componenti emotive e chi ritiene più importanti gli aspetti razionali. Senza contare che c’è chi propende per l’uno o l’altro approccio a seconda delle condizioni e chi riesce a combinare in maniera proficua le due componenti.

Una disciplina come il problem solving ha per sua natura una connotazione di orientamento razionale alle decisioni. È stato tuttavia dimostrato che le emozioni possono offrire un contributo significativo anche al processo decisionale.

La vita è (soprattutto?) sentimento, emozione, passione. È giusto che le scelte siano influenzate da queste componenti, ma è anche doveroso comprendere il limite oltre il quale una scelta fatta col cuore può diventare un azzardo.

Come il buon senso vorrebbe, quindi, il miglior modo per prendere le decisioni sarebbe un mix equilibrato tra ragione e sentimento, come sostenuto anche da Nelson Mandela: “Una buona testa e un buon cuore sono sempre una combinazione formidabile”.

Senza voler nulla togliere a Mandela, però, è il caso di ricordare una massima della saggezza popolare: “Date retta ar core solo se ve formicola er braccio sinistro”.

 

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.