Me lo ricordo Roberto Baggio, soprattutto mi ricordo il modo in cui, dopo ogni infortunio, rientrava in punta di piedi dentro le partite, come se il tempo lontano dal campo lo avesse arrugginito, impolverato.
Lo vedevi nei primi minuti, corricchiare quasi timidamente, fare passaggi semplici, cose perfino banali per chi, come lui, era destinato ad essere imprevedibile, originale, mai ordinario. Poi, non si sa da dove, non si sa come, la luce arrivava, la polvere spariva e … un colpo di tacco, un dribbling o una punizione all’incrocio rimettevano le cose al loro posto. Magia, fede, chimica, matematica, non so, ma le cose andavano cosi.

Se mi avessero chiesto da ragazzino qual’era il colpo di Baggio che preferivo avrei detto: come si rialzava, ogni volta. Da un infortunio, da un allenatore che lo maltrattava, da una squadra che lo svendeva. Lui in qualche modo si riprendeva una seconda possibilità.

E le cose non vanno sempre così nella vita, nel senso che se a volte perdi la tua partita il campo non lo rivedi più, ma quando succede c’è sempre da esserne felici. Per un amico, per un collega, per una ex e anche per un attore. Così in questi giorni, se vi va di sentirvi felici per qualcuno che si è rialzato andate a cercarvi nelle sale fiorentine i film dove c’è Matthew McConaughey. Uno che a un certo punto della carriera poteva avere tutto ma che poi si è ritrovato invischiato in banali commedie romantiche a fare sempre lo stesso ruolo, con lo stesso sorriso e gli stessi pettorali. E poi cose ancora peggiori come A casa con i suoi o Rischio a due, roba che nemmeno Steven Seagal dopo aver bevuto due litri di vodka avrebbe accettato.
E alla fine Matthew McConaughey era semplicemente sparito dal campo. Per un bel po’. E quando ha deciso di ritornare lo ha fatto lasciando nel cassetto sorrisi e pettorali, e così oggi gioca in modo diverso, più lento, meno sorridente, meno atletico e forse con ancora un po’ di polvere addosso. Ma gioca. Così ha ricominciato con uno scampolo di partita in The wolf of Wall Street di Martin Scorsese, poi in una serie che rischia di essere una delle cose più belle mai fatte per la tv, True detective della HBO con Woody Harrelson. E infine di nuovo al cinema, perso e malato nel malinconico Texas di Dallas Buyers Club, un film che è più o meno una punizione a girare all’incrocio dei pali dopo un lungo, lungo infortunio.

 

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.