Oggi, 24 giugno 2013, riapre al pubblico la torre di San Niccolò. Si tratta di una torre dell’ultima cerchia di mura di Firenze, quella realizzata nel corso del ‘300, lungo il cui percorso si trovano oggi i viali di Circonvallazione. Infatti, nel corso dell’Ottocento le mura furono trasformate, a nord del fiume, in grandi strade risparmiando solo le porte e qualche torre. Le mura sono diventate strade, secondo un processo simile a quanto avvenuto anche per le altre cerchie murarie. Il grande affresco del Vasari sull’assedio di Firenze del 1530 mostra un’immagine eccezionale di come fosse questa cinta muraria nel pieno delle sue funzioni militari.

Firenze ha avuto differenti cinte murarie difensive durante la sua storia. Che fine hanno fatto queste mura? Sono scomparse del tutto o sono ancora, in qualche modo, riconoscibili?
Nel Medioevo, quando si ingrandivano le mura per proteggere i nuovi borghi, si rendeva automaticamente inutile la vecchia cinta difensiva che rimaneva all’interno dei nuovi confini. Le vecchie mura non venivano distrutte ma si riutilizzavano secondo uno dei principi cardine di tutto il Medioevo: ciò che è possibile riutilizzare, va riutilizzato.
Accadeva così che le mura diventassero facciate di case e palazzi, mentre il fossato esterno alle mura, con l’acqua, veniva riempito di terra e diventava una strada.
Quindi, i resti delle  mura non sono da ricercare nel mezzo alla strade (come invece accade lungo i viali di Circonvallazione), ma sotto le facciate dei palazzi e per vederne il tracciato basta guardare le foto satellitari e seguire i percorsi di alcune strade del centro storico (con Google Map, ad esempio).

Partite da via Tornabuoni – via Cerretani e vedrete la cinta più antica che gira intorno al Duomo e prosegue verso San Firenze.
Poi seguite via dei Fossi (ecco il perché del nome, erano i fossati delle mura) e a San Lorenzo girate verso via Martelli – piazza Salvemini – via dei Benci: questa è la cinta precedente a quella che si trova sotto i viali di Circonvallazione.

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.