Ribot, che volava
Cosa può venir mai fuori da un padre che ogni tanto tenta di arrampicarsi sui muri e per giunta è monorchide (con un solo testicolo) e da una madre isterica la sua parte e che infatti gli allenatori a un certo punto smettono di allenare? Un campione, può venirne fuori. Anzi, Il Campione.
Un cavallo vincente. Anzi, il cavallo vincente per antonomasia, che diventa per tutti semplicemente Il Cavallo, The Horse. Al secolo, Ribot.
Belli i nomi dei cavalli, spesso ispirati a grandi personaggi storici. Non Ribot, che doveva il suo nome a Théodule Augustin Ribot, semisconosciuto pittore dell’ ‘800 francese. Poco importante il nome del figlio di Tenerani e di Romanella, proprio perché da lui, Federico Tesio, fondatore della Razza Dormello Olgiata, non si aspettava molto, visto i genitori e visto lui: piccolo, sproporzionato, affatto elegante, con una coda arruffata che sembrava il definitivo indizio di un cavallo bizzarro e modesto. Ma a volte anche i grandi intenditori sbagliano, e di grosso. E certo sbagliò di grosso Federico Tesio, che pure grande intenditore era.
Ribot inizia la sua galoppata nel mito il 4 luglio 1954 a Milano, naturalmente vincendo.
Da allora altri 15 successi negli ippodromi più prestigiosi, nelle corse più prestigiose, per esempio Ascot, nella corsa della regina d’Inghilterra o nell’Arc de Triomphe a Parigi, l’università europea del galoppo. Il fantino sempre lui, Enrico Camici, altro fuoriclasse.
Ribot non vinceva, stravinceva. Non galoppava, volava. Distacchi abissali, superiorità imbarazzante. Mai visto nulla di simile. Se ne accorsero i francesi e gli inglesi. Loro malgrado, ma se ne accorsero, e Ribot fu per sempre The Horse, Il Cavallo. Quasi il prototipo della specie.
Il cavallo era lui, gli altri in corsa diventavano un’altra cosa al suo confronto. O il contrario. Lui, Ribot, era un marziano con le sembianze di un cavallo, e gli altri solo cavalli.
Morì a 20 anni, imbattuto, ineguagliato e, forse, ineguagliabile. La sua tomba è in America, a Lexington nel Kentucky, perché quando, dopo il dorato affitto da stallone si trattò di tornare in Europa, Ribot, figlio di Tenerani e di Romanella, non volle salire sull’aereo. Decise così, e nessuno poté impedirglielo. Come quando decideva di partire sul rettilineo d’arrivo e lasciare tutti gli altri a galoppare e alzare zolle sotto gli zoccoli. Mentre lui, Ribot, volava.
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