Santa Croce è una distesa di baracchini.

Salsicce rosolate e una vasta scelta di birra. Crauti. E ancora crauti.

Decidi di farti un bel panino, per affondare i dispiaceri della sconfitta.

Prima lo scontrino, alla cassa. E alla cassa hanno messo la persona più bionda dello stand. Che non parla una parola di italiano, con cui ti esprimi a gesti e che ti porge il resto con uno smagliante “Bitte schön”.

Poi indichi là, dove friggono le patate. Ti ammiccano: “kartoffeln?”
E te sei lì, che pregusti un bel paninozzo della Baviera. Perché lì tutto assapora di Baviera.

Ma mentre te ne stai andando, con la Baviera negli occhi e i crauti tra i denti, il tedesco stranamente moro e un po’ colorito ti chiede: “ma te l’hanno mai detto che assomigli a Beppe Fiorello? Davvero… Lui lo conosco, è come me: è siciliano”. E senti richiamare l’altro inserviente. Che si chiama Giuseppe.

La Fiorentina del terzo anno di Montella è così: è una versione tarocca. Come i calzini Fuma e le Abibas. Le Wike.

Ha Savic terzino destro. Il fratello di Cuadrado, che ha gli stessi capelli ma non la stessa voglia. Ha Gonzalo che sbaglia i rigori e che si fa sverniciare da Eder.

Servirebbero gli originali. L’originale tedesco, per esempio.

mario-gomez

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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