Sono atterrata ad Amsterdam dopo un lungo viaggio… Fra la stanchezza, il raffreddore, il jet lag e quant’altro, il primo paio d’ore è stato come essere in trance…poi, ad un certo punto, mi sono guardata intorno, ho respirato e mi son detta: ” AAAAHHHH, il vecchio mondo!”
Ha un odore tutto suo questo nostro vecchio mondo, rispetto all’America, ha odore di storia, di passi, di vissuto. Le strade qui sono sporche, ma non di sporco per mancanza di pulizia, ma di quello sporco di tanti piedi e di tante cose passate. Qui non è tutto lustro lustro, appena messo lì, come nel nuovo mondo. Non so se mi capite.
Inutile dire che mi sento a casa! Anche se non sono nata in Olanda, mi sento Europea ed appartengo a questi posti, con una storia, con uno spessore.
C’è qualcosa di confortante nell’antico, nel vecchio; c’è una sorta di rispetto, reverenza, ma anche di familiare, come stare con una persona anziana, che ne ha viste più di te, che ne ha tante da raccontare e che ti aiuta a metter le cose nella giusta prospettiva e ti rende più umile.
E poi c’e’ il ritmo. Ne parlavo il mese scorso, nel precedente episodio…dicevo che ci sono città che non dormono mai e città barbose, non è vero. Ci sono anche città come Amsterdam.
La cosa che mi colpisce è che Amsterdam è considerata una delle mete del divertimento, con il fumo libero e tutto il resto, ma è anche un posto estremamente civilizzato, dove si va in bicicletta e ci si ferma a prender il caffè con un amico, godendosi un angolino soleggiato. Mi accorgo che il  mio cuore rallenta qui ed il respiro si fa un po più profondo.
Una città che “ha capito” che si vive meglio andando in tram o in bicicletta è una città intelligente e vivibile, non c’è niente da fare.
La cosa più deprimente d’altro canto è vedere i nostri “gioielli” straziati ed uniformati dai vari Mc Donald’s, KFC e Foot Locker…Ricordo quando aprirono il negozio Disney in Via Calzaiuoli, pensai: “E’ andata, ormai ci siamo venduti”.
Un personaggio famoso, di cui non faccio nome perché mi sta anche poco simpatico, disse che c’è qualcosa di confortante nell’entrare in un Mc Donald’s perché ovunque nel mondo, li dentro, c’è lo stesso odore. Che emerita caz**ta…veramente abbiamo bisogno dello stesso odore e di quella vergognosa e politicamente scorretta bevanda scura e frizzante ovunque andiamo???
Io personalmente preferisco l’aringa, se sono ad Amsterdam o il vinaio e il lampredottaro se sono nella nostra splendida Firenze.
Vorrei tanto che questo nostro vecchio e un tempo saggio mondo, avesse mantenuto di più la sua identità e lo splendore che da sempre ci contraddistingue e che tutti ci invidiano.

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Giulia Millanta

Giulia Millanta e’ una cantautrice fiorentina.
Per anni ha suonato nei migliori clubs e festival di tutta Italia, ha partecipato per 4 anni consecutivi all’ Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, vincendo inoltre il premio carisch come miglior chitarrista e cantautrice nel 2010.
Ha condiviso il palco con artisti come Mary Gauthier, Andy White, Joe D’Urso, Willie Nile e molti altri..
I suoi numerosi viaggi e tours (Inghilterra, Spagna, Olanda, Germania, Stati Uniti) l’hanno portata con il tempo in contatto sempre più’ ravvicinato con la scena musicale statunitense.
Lo scorso anno si è trasferita ad Austin, Texas inserendosi rapidamente nella comunità musicale della capitale mondiale della musica dal vivo.
Ha all’attivo 4 dischi solisti: Giulia and the Dizzyness (2008), Dropping Down (2011), Dust and Desire (2012) registrato ad Austin e co-prodotto con David Pulkingham e “The Funambulist” (2014), una ricerca musicale sull’arte dello star in bilico fra diverse realtà, linguaggi, domande sulla vita, la morte, l’amore e tutte quelle altre “cosette” che occupano il nostro quotidiano.