Il paradiso degli orchi – Nicolas Bary

Per come la vedo io la questione libri-film è molto complicata, complicatissima.
Ed è vero che non sono il massimo dell’attendibilità in fatto di tolleranza, voglio dire, sono uno che proporrebbe per legge di togliere la dicitura “patatine fritte” dai menù dei ristoranti dove vi lavorano camerieri che non eseguono tutte le procedure possibili per evitare che il sugo del Rost-Beef  le impregni trasformandole in qualcosa di diverso però, beh, a tutto c’è un limite.
E so anche che amare un libro è qualcosa di magico perchè quando scatta l’amore il libro ti comincia a seguire e diventa parte della tua vita. La trasforma. E allora ti ritrovi con lui sugli autobus e non ti accorgi nemmeno che dei brufolosi studenti fiorentini ti stanno procurando emorragie interne colpendoti ad ogni curva con gli spigoli dei loro compiti di cartotecnica, perché sei troppo concentrato nella lettura.  Non senti il tuo partner offrirti i 15 minuti più belli della tua vita e lo zittisci con un “sssshhhh, un’altra pagina”. E la notte dopo non c’è nessun partner ma non te ne accorgi perché stai ancora leggendo. Oppure ti scoprì stupito a guardare persone sorridere nelle sale d’aspetto degli ospedali mentre lui è lì che le aiuta dolcemente a non pensare a cose a cui non vogliono pensare o a risposte che temono di dover sentire.

So tutte queste cose sui libri ma quando un regista prende un romanzo dal suo scaffale e decide di farci un film, non riesco ad essere arrabbiato con lui. Perchè so che quel regista non avrà vita facile e si accorgerà presto che tutto quello che c’era nel suo romanzo preferito comincerà a non entrare dentro il suo film, perchè nei libri ci stanno cose che non si vedono e che non riescono a stare da nessun altra parte se non tra le pagine e gli occhi del lettore.

Così  non ce l’ho con Nicolas Bary, perchè lui credeva sinceramente di farcela e deve essersi maledetto mentre cominciava a togliere roba dalla sua versione cinematografica del Il paradiso degli orchi di Pennac. Prima ha sacrificato la Belleville araba, poi ha deciso di giustiziare Clara, la sorella preferita del protagonista Benjamin Malaussène, poi via tutti i dialoghi e i personaggi del commissariato lasciando due sbiaditi Caregga e Cazaneuve, e alla fine doveva essere distrutto quando si è accorto che non c’era quasi più niente di tutta la complessità della scrittura di Pennac, non c’erano più i cambi di registro, non c’era quella capacità di saper stare tra humor e tragedia senza finire mai nel ridicolo ma era rimasto solo un film, quasi un cartone animato, carino, certo, ma una cosa diversa dal romanzo. Un po’ come le patatine fritte, che basta scrivercelo che non sono patatine fritte ma patate zuppate nel sugo del Roast-Beef.
Allora poi uno se le mangia lo stesso.

Fonte foto: comingsoon.it

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.