Era il 1987 quando uscì sugli schermi Robocop, film di fantascienza che ipotizzava poliziotti droidi e cyborg. Fantascienza, appunto. Trent’anni dopo, invece, il poliziotto robot è una realtà. Al Gulf Information Security Export & Conference di Dubai è stato presentato quello che, a tutti gli effetti, è il primo esempio di robot impiegato in attività al pubblico.

Già da tempo si è ipotizzato (o forse è meglio dire compreso) che i robot andranno a sostituire, in alcune attività rivolte al pubblico, gli esseri umani: addetti agli sportelli bancari, host negli ospedali, assistenti allo shopping, cassieri o, più in generale, soggetti che svolgono attività ripetitive facilmente “codificabili”.

Difficilmente, però, si sarebbe potuto ipotizzare che la prima applicazione sarebbe stata nell’ambito dell’ordine pubblico. Il robot-poliziotto, presentato al GISEC, è già in servizio: si chiama Reem, è prodotto dalla spagnola Pal-Robotics, parla sei lingue (fondamentale a Dubai, secondario a Busto Arsizio), riconosce i gesti, il linguaggio e lo stato d’animo del suo interlocutore, legge i documenti, accetta il pagamento di multe, permette l’invio di immagini in tempo reale alla Centrale di Controllo e, in generale, permette di sollevare il personale di polizia da attività a scarso valore aggiunto. Il suo turno lavorativo è di otto ore; non per questioni sindacali, ma per limiti di autonomia delle batterie.

L’aspetto dato al robot è solo vagamente antropomorfo: una struttura che si sviluppa su un’altezza di circa 1.70 m (con una massa di circa un quintale), una maschera priva di lineamenti al posto del viso, due bracci meccanici simili alle convenzionali braccia, un torace che ha ospita un ampio touch screen e un bel treno di ruote come terminazione del blocco unico che è stato utilizzato come “gambe”. Immancabile il cappellino di ordinanza della Polizia di Dubai, con lo scopo di permettere l’identificazione della funzione del robot e di dare un tocco di ironia all’insieme.

In effetti, a dar retta alla prima legge delle robotica di Asimov “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno”, l’utilizzo dei robot come poliziotti è la risposta ad una vera e propria vocazione.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.