È stato  il primo anno, forse da quando ho memoria, che non sia stato fatto il suo nome per il mercato di gennaio della Fiorentina: Rolando Bianchi. Solitamente aveva le giuste caratteristiche per rimpolpare, a metà campionato, la rosa viola: un brindellone da 6 gol al massimo a stagione. Il che, arrivando a metà anno, voleva dire tre gol, a esagerare, da gennaio a giugno. Uno alla Bonazzoli. Uno dal soprannome effervescente: Rolandinho. Uno che doveva essere proposto sulle colonne dei giornali, come nome capace di infiammare la tifoseria, al posto del colpo Nick Dinamite Amoruso, ormai ritiratosi dal calcio giocato.

Ricordo che un anno arrivò a gennaio, alla Lazio, dopo un’estenuante braccio di ferro col Torino, per averlo dal Manchester City. L’uomo del mercato di riparazione. Primo match in maglia biancoceleste: proprio Torino-Lazio. Dopo tre minuti dal suo ingresso in campo, entrataccia e rosso diretto. Quasi come un Rinaudo qualsiasi.

Rolando Bianchi, l’uomo che su una bella stagione alla Reggina ha costruito la sua carriera.

L’uomo che ha fatto da apripista a Tevez, Dzeko e Adebayor, in maglia Citizens. L’uomo che ha fatto comunque meglio di Jovetic al Manchester City.

Rolandinho: il giocatore capace di regalare una di quelle gioie da spellarti le mani. Pensi che il Napoli abbia vinto, ribaltando una sfida difficile col Bologna. Esci dal circolino, felice, sì, per il dominio della Fiorentina a Catania, ma con un po’ di amaro in bocca per le notizie provenienti dall’Emilia… E invece… minuti di recupero… SBEM! Gesto dell’ombrello verso il curvino ospiti del Dall’Ara.

Thank you, Rolandinho.

L’urlo del guerriero

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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