Febbre a 90° è forse l’unico caso in cui il film, tratto dall’omonimo romanzo, supera in bellezza lo stesso libro. E nel film, non nel libro, il protagonista-professore-allenatore chiede, ad un suo giocatore che ha appena fallito il rigore decisivo nella finale studentesca: “e se questo fosse stato un sacrificio necessario per far vincere lo scudetto all’Arsenal?”
Perché qualche giorno dopo l’Arsenal, la squadra del professore-allenatore e del ragazzino sbaglia-rigori, si sarebbe giocato, a Liverpool, la possibilità di vincere il campionato. Partendo da grande sfavorita.
Perché il calcio è una questione di schemi, passaggi, tiri, bandiere, matirabone e di karma. Soffri, imprechi, pensi di aver gettato al vento, inutilmente, gran parte della tua vita, per seguire una squadra che non ti regalerà mai una gioia e poi, invece, arriva un giorno in cui tutti i tuoi sacrifici sportivi vengono ricompensati. O almeno lo speri.
Non so se esista davvero il karma del calcio, se sia solo l’ennesima, frustrante, speranza di noi poveri illusi sfigati, che continuiamo a sostenere undici persone dietro una palla, credendo che un giorno tutto questo ci porterà felicità.
So solo che quel giorno l’Arsenal vinse 2-0 a Liverpool e trionfò in campionato. Era un film, ma quella partita si è giocata davvero. Terminando con quel risultato.
Il mio rigore sbagliato è la traversa di Matos, lo 0-1 di Torino. Sperando che sia stato un sacrificio necessario, per poter poi gioire, in Europa, come mai in vita nostra.

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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