6 agosto, apro il giornale e leggo una notizia che il cervello stenta a classificare: “Schettino parla a La Sapienza di Roma come esperto in tema di gestione dell’ansia in eventi catastrofici…” … Ecco…
Devo dire che come marinaio mi ero già rifiutato il pellegrinaggio al relitto davanti al Giglio e dopo aver letto tutto quello che c’era da sapere, ricostruzioni, dialoghi, telefonate, simulazioni, tracciati, etc., mi ero pure riproposto di stendere un velo pietoso sull’intera vicenda, ma, come diceva il Principe – ogni limite ha una pazienza!!! – Questo è troppo, insopportabile, insostenibile, ed è impossibile non spendere due righe. E NON vi racconterò del florilegio di stronzate marinare, di dichiarazioni agghiaccianti tipo – l’isolotto delle Scole non è segnato sulla carta – o di proprietà di linguaggio tecnico praticamente paragonabile a quella di un cuoco in seconda, e nemmeno di etica (sic), quella poi, e perciò mi fermo qui per non tediarvi oltre.
Quindi, per purgare, per tentare di colmare, per compensare questa voragine di oscenità, ho scovato un diario di bordo del primo incarico da “secondo” di Jozef Teodor Konrad Korzeniowski, all’epoca il nostro autore appena ventenne, e me lo sono letto in guisa di personale catarsi. Un diario semplice ma suggestivo del quale vi basterà solo leggere COME si abbandona una nave in fiamme in mezzo all’oceano Indiano, contando solo sulle proprie forze e la propria sapienza(!), per avere un’idea più chiara sulla reazioni e sulle scelte degli ufficiali della Concordia.
I marinai usano dire che occorre sempre rispetto quando accadono disgrazie in mare; questo è sacrosanto, ma vale per tutti anche e soprattutto per chi ha la palese responsabilità dell’incidente. Anche Schettino deve rispetto ai morti…
Per masticare un po’ di “amaro di mare” fatevi questa lettura e poi capirete perché qualcuno, al colmo della rabbia e dell’incredulità, con un groppo alla gola così, abbia dovuto con tutte le sue forze gridare: salga a bordo, cazzo!!!

Edizione commentata
Joseph Conrad, Gioventù, La Biblioteca Ideale Tascabile, Milano, 1995

 

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it