Nella seconda metà dell’800 lo spostamento della capitale da Torino a Firenze (1865) innescò un brusco processo di sviluppo e trasformazione urbana, non interrotto dal precoce spostamento della capitale a Roma (1871). Il comune decise di abbattere una vasta area intorno al Mercato Vecchio per la realizzazione di una grande piazza (l’odierna piazza della Repubblica) e di nuovi edifici. Non intendo ripercorrere le vicissitudini che portarono alla decisione ed all’attuazione di un piano urbanistico che mutò radicalmente il centro cittadino. Comunque, il risultato fu che, in pochi anni, furono distrutte numerose case, palazzi, chiese e cambiato il volto di gran parte del centro storico, ossia di quella parte della città più antica.
Con l’avvio dei lavori di demolizione furono istituite una serie di Commissioni, tra cui quella Storico Artistica Comunale, dalla quale dipese, dal 1890, un Ufficio speciale di Vigilanza per la redazione di rilievi e studi sulle evidenze archeologiche che emergevano durante le distruzioni.  Questa commissione, guidata sul campo dall’architetto Corinti e ‘supervisionata’ dal Prof. Milani, ebbe vita molto dura per problemi con le ditte edili, disinteresse, mancanza di fondi, contrasti. La necessità più importante era quella di non intralciare i lavori che andavano finiti il più presto possibile. Così, nel 1895, si decise di non rinnovare l’incarico al Corinti che non poté concludere il suo lavoro (la costruzione del nuovo centro continuò ben oltre il 1895).
Il Corinti, nei cinque anni (1890-1895) in cui lavorò, eseguì più di mille disegni e rilievi; si tratta di una mole di lavoro immensa, con la quale il Corinti e la sua squadra cercarono di ‘salvare il salvabile’ tra le difficoltà quotidiane di un grande cantiere edile.
L’attenzione degli studiosi e dei rilevatori dell’epoca si concentrò soprattutto sulle evidenze più riconoscibili e monumentali d’età romana, ma non mancarono rilievi e segnalazione di strutture minori e reperti di vario tipo. Le condizioni in cui i rilevatori operavano e le metodologie d’indagine permisero di capire i contesti più importanti, ma il resto andò perduto insieme alla piazza del Mercato Vecchio. Per capire la lotta quotidiana di Corinti per salvare frammenti di memoria dalla speculazione edilizia riporto queste sue parole:

 

Si è pure messo allo scoperto un residuo di muro di grossi mattoni romani, che apparteneva alle mura della città (n.d.a. si tratta delle mura romane). Quando, nel febbraio 1894, fu scavato per la rifondazione della facciata del palazzo arcivescovile lungo la Via Dei Cerretani, si vide un grosso muro circolare, formato di mattoni, che dava indizio di essere appartenuto ad un edifizio importante (n.d.a. una delle torri della porta di epoca romana). Di questo rudere, essendo il luogo ingombro di materiali e occupato dai lavoranti, non fu possibile prendere subito le misure occorrenti a riportarlo, sulla pianta: tuttavia ci lusingammo di poter ciò fare nell’ora del riposo degli operai. Se non che tornati sul luogo, si trovò che il muro suddetto era scomparso, senza lasciare traccia di sé; per la qual cosa non ne potemmo conservare alcun ricordo grafico…” Corinto Corinti – rapporto 5-11 agosto 1895.


Porzione di una torre relativa alla porta di epoca romana in mattoni, rinvenuta davanti all’attuale pasticceria Scudieri, in piazza San Giovanni

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.