Quattro figli non me li sarei mai immaginati: uno, due al massimo, ma ho sposato un uomo inaffidabile…Federico. L’ultimo è venuto su da solo, senza fiabe della buona notte né giochi per convincerlo a mangiare, uno svezzamento di massima con il primo pranzo da Mc Donald’s alla veneranda età di 8 mesi. Deve aver capito da subito di essere capitato in una realtà complessa perché ha sempre dormito la notte, non ha mai pianto troppo, non ha fatto storie per mangiare e a dieci mesi camminava già. Ha imparato da solo ad andare in bici senza rotelline ai giardini di Bellariva (dove ho trascorso molti, molti pomeriggi negli ultimi 17 anni) cascando e sbucciandosi le ginocchia, provando e riprovando senza volere aiuto. Quando lo guardo mi viene in mente Tom Sawyer, come lui è una piccola canaglia ma sempre allegro e sorridente.
Dobbiamo a lui, che iniziò a balbettare a sei mesi, nel dicembre 2004, la decisione definitiva di operare Emanuele per mettere l’impianto perché il contrasto fra lui di sei mesi che iniziava a parlare e l’altro di 3 anni e mezzo completamente muto ci balzò agli occhi quasi dolorosamente. Manu è stato operato il 10 marzo 2005.
Federico combina un sacco di guai, non ama andare a scuola e ha mostrato tutto il suo dissenso scrivendo a grandi lettere “AFANCULO!” sul quaderno del tempo libero, cosa che gli ha fatto guadagnare l’ennesima nota e saltare l’ennesima ricreazione. Quando lo vado a prendere mi aspetto sempre che la maestra mi chiami per una reprimenda.
Come tutti i ragazzini un po’ troppo brillanti si fa male spesso: punti sull’arcata sopraciliare, dita delle mani e dei piedi fratturate, ginocchia perennemente sbucciate, denti rotti. Un pomeriggio, sempre ai giardini di Bellariva, parando un calcio di rigore con le mani si ruppe il dito medio della mano destra che gli fu ingessato, simbolicamente, alzato. Ciò lo esonerò, con sua grande malcelata gioia, dallo scrivere i compiti per una ventina di giorni. Ma era Maggio ed ai giardini si poteva andare lo stesso…rigorosamente a piedi: io sono un “donnino” ecologico e i giardini del lungarno Colombo in primavera sono bellissimi, con i tigli fioriti ed odorosi. Eccoci, stiamo rientrando ed io sono concentrata nel tentativo di far dire “albero” a Manu; Federico mi trotterella accanto, giocando con Spiderman, senza guardare dove mette i piedi, puntando dritto contro un tiglio su cui va a sbattere con la faccia. Mi giro di scatto e lui ride. Gli chiedo: “Ti sei fatto male?”. “No” risponde ‘’ma sento dei granellini in bocca…”. Controllo e vedo che si è spezzato un dente definitivo, appena messo! Dito rotto, dente rotto, devo trovare una soluzione. L’indomani gli compro una maglietta e ci faccio scrivere sopra ‘’salvo una vita al giorno, di solito la mia!’’

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