Sono infiniti gli incroci possibili in una piazza. Lo canta oggi Jovanotti. E prima di lui sono stati in tanti a cantare la bellezza di una piazza. Ognuno a suo modo. Come Lucio: “una famiglia vera e propria non ce l’ho e la mia casa è piazza grande”. Negli anni settanta veniva usata l’espressione scendere in piazza per dire che bisognava protestare, organizzare un corteo, far sentire la propria voce. Paolo Pietrangeli con la sua Contessa dopo aver invitato i compagni a prendere la falce e il martello li consigliava caldamente: “scendete giù in piazza picchiate con quello, scendete giù in piazza affossate il sistema”. Altri, nello stesso periodo storico, scendevano ugualmente in piazza, ma con uno spirito decisamente meno battagliero. Come Claudio Baglioni che fa incontrare i due ragazzi protagonisti dell’album questo piccolo grande amore in piazza del popolo dopo una manifestazione. A Sanremo quest’anno abbiamo risentito una vecchia canzone di Claudio Lolli che faceva così: ho visto anche degli zingari felici in piazza Maggiore corrersi dietro, far l’amore e rotolarsi per terra. La piazza di Claudio Lolli era una piazza piena di rabbia, ma anche di gioia. E sicuramente gli faceva rabbia che ci fosse così troppa rabbia non accompagnata da altrettanta gioia. Antonello Venditti già allora proponeva una sintesi: “ti ricordi quella strada? eravamo io e te…e la gente che correva e gridava insieme a noi..e tutto quel che voglio pensavo è solamente amore ed unità per noi”.

In una piazza ci s’incrocia per mille motivi diversi. Ci si dà appuntamento, ci si passa per caso, ci si va con la speranza di incontrare qualcuno in particolare o semplicemente qualcuno in generale. Le piazze sono al centro della nostra città, del nostro quartiere, della nostra vita. In questi ultimi anni nelle canzoni si è parlato poco di piazze dove le persone condividevano idee e desideri. Probabilmente perché oggi non ci sono più quelle pazze così travolgenti. E non so dire fino a che punto sia un bene o un male. Oggi l’espressione scendere in piazza dovrebbe avere un valore diverso. Si dovrebbe scendere in piazza per condividere idee e desideri tenendo a mente che ogni singola persona deve essere presente con la propria diversità senza timore di mostrarla. Perchè se, come dice Jovanotti, sono infiniti gli incroci possibili in una piazza, ancor di più lo sono gli sguardi delle persone che li attraversano.

 

 

 

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.