Il Libro Cuore (forse)

Verso la metà di settembre, come per magia, s’inizia a sentire odor di gesso, di aule sudaticce, merende al plutonio, bus da rincorrere e palestre di fortuna – almeno la mia era ricavata in un deposito di latticini, ricordo ancora l’apino dello yogurt.
Ecco, qui sul ciglio della nostalgia, dove qualcuno della mia generazione già vedo che si allunga a cercare il fazzoletto, Edmondo De Amicis non avrebbe mai perso l’occasione di assestare – tipo “zuppa” sul collo – un bel racconto strappalacrime alla maniera sua.

Fortuna ha voluto che qualche anno fa, correva il 1998, un valoroso intervenisse a scongiurare simili future catastrofi, regalandoci quella perla che è Il Libro Cuore (forse).
Forse.
Quel “forse” fulminante e spregioso da cui capisci già tutto, che è come veder uscire uno in doppiopetto e mutande, o la principessa Sissi che guarda il suo Franz Josef con occhi innamorati e poi lo spettina come fece la Teresina al dentista.
Oppure è ammirare il piccolo Enrico Bottini 2.0, mentre copia in fretta “il racconto de Il bersagliere sordomuto catturato dagli austriaci e gonfiato dai cazzotti perché non parlava” per poter andare in gita premio con la classe all’Ospizio degl’Infelici; o ancora, l’ “inserviente nano Tvllio, capriccioso e vendicativo”, che per dare sfogo al suo astio congenito guasta la marmitta del rancio a una tavolata di suore e ciechini, provocando un’epidemia irrefrenabile di tifo calmucco.
Ma i cari alunni, gli educati, obbedienti, generosi alunni che in Cuore il povero Franti, con le sue alzate d’ingegno, riusciva solo a far risplendere di bontà? Eccoli qui in versione perfida & vigliacca molestare i compagni sfortunati, spregiare la bandiera e accanirsi sui reduci invalidi, come il “fido bidello Mallio, quel poveraccio che perse una gamba, un braccio e la pipa nella battaglia di Motrone”.

Tutto questo, e molto altro ancora, si deve a quel pessimo soggetto che è il M° Federico Maria Sardelli, livornese brillantissimo ed eclettico (chi non lo conosce potrà cominciare a farsene un’idea cliccando qui e qui) che Firenze ospita ormai da molti anni.

Il Libro Cuore (forse) fa parte delle pubblicazioni del Vernacoliere ed è edito dalla Mario Cardinali Editore. Nella sua versione ampliata, uscita di recente, il libro è reperibile in edicole e librerie, oppure più comodamente online, ad esempio qui.

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Federica Pagliai

Senese di nascita, fiorentina di adozione, girovaga per necessità e per piacere, lettrice in ogni caso. Collabora da alcuni anni con la facoltà di Ingegneria dell’ Università di Firenze, occupandosi di sicurezza sul lavoro e di formazione. Studia filosofia presso lo stesso Ateneo. Amante irrequieta e curiosa di quasi ogni forma d’arte, praticante (in sogno) di alcune, ha contribuito a fondare nel 2011 l’ associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it

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L’acqua cheta