Buongiorno, sono un’insegnante e le scrivo per esprimere la fatica di chi lavora nella scuola. Lo Stato non ci aiuta, le classi sono troppo numerose e gli stipendi sono indecenti. I ragazzi poi sono sempre più indisciplinati e con poca voglia di studiare. E le riforme non vanno mai nella direzione giusta perché non si preoccupano della cosa più importante: il benessere degli insegnanti. Io ormai non vedo l’ora di andare in pensione. Silvia

Lei ha ragione e tutti dovremmo interrogarci sulla stanchezza degli insegnanti, che poi inevitabilmente si ripercuote sull’educazione dei ragazzi. Ma che facciamo? Ha senso continuare a lamentarci? Forse potremmo innanzitutto agire politicamente, interloquendo con il Governo e le amministrazioni locali per arrivare a riforme che producano effettivi miglioramenti per tutti. E poi le scuole, anche nelle condizioni date, possono cercare di valorizzare la loro autonomia, realizzando quei cambiamenti che favoriscono il benessere di chi vive a scuola.
Gli esempi possono essere molti. Creare una comunità in cui si promuovono, con scelte precise, accoglienza e confronto. Evitare da parte del preside, se non in casi strettamente necessari, atteggiamenti ispettivi o repressivi nei confronti di docenti e personale Ata. Riconoscere i diritti di chi lavora a scuola e tenere conto delle esigenze personali. Attivare sportelli psicologici di aiuto. Fare formazione su ambiti legati alle relazioni interpersonali. Andare incontro alle richieste dei docenti di carattere organizzativo o didattico.
Ma c’è un punto fondamentale da tenere presente. Si possono ritrovare motivazioni ed energie che riducono la fatica dello stare a scuola solo se si è disponibili a rimettersi in gioco, cercando strade nuove nella didattica e nelle relazioni con i ragazzi. Altrimenti, se si cede alla tentazione di ripetere negli anni la solita ruotine, ci si troverà sempre più distanti dagli studenti e dal mondo circostante. E la fatica, inevitabilmente, aumenterà.

(Visited 379 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Ludovico Arte

Di lavoro faccio il preside dell’Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo” di Firenze. Poi ho l’incarico di coordinatore dell’Area Psicopedagogica del Settore Giovanile della Federcalcio.
Nella mia vita precedente ho fatto prevalentemente il sociologo e l’insegnante di psicologia. La mia vera passione è lavorare con i ragazzi, cercando un modo diverso di fare educazione.
Sono nato in Calabria, ma vivo a Firenze da molti anni.
La Calabria mi ha insegnato a non dire certe cose, in Toscana ho imparato a dire le cose come stanno. Da entrambe però ho capito che quello che sei e quello che fai valgono più di quello che dici.