C’erano i libri di Dave Eggers che ci piacevano molto certo, ma soprattutto un progetto, la 826 Valencia nata a San Francisco. Un centro di scrittura e tutoraggio scolastico nascosto dentro un negozio per pirati. Un idea folle e concreta allo stesso tempo. Un’idea che volevamo replicare.
Così per anni con Leonardo ci siamo scritti mail, messaggi, progetti perfetti sulla carta, ci siamo fatti chiamate a ore improponibili, riunioni in bar malfamati. Abbiamo visitato luoghi, negozi abbandonati, barbieri, centri commerciali, una volta abbiamo perfino visto una macelleria ma la carne cruda ci dà la nausea e non saremmo stati in grado di portare avanti il progetto avendo sempre voglia di vomitare. Così abbiamo scartato l’ipotesi macelleria. Poi abbiamo iniziato a sparare nomi, li abbiamo fatti sparare a chi cominciava a contribuire all’idea, alla fine è arrivato: Porto delle Storie. Lungo certo, ma ci piace. Suona bene. Ha più significati.

E in tutta questa rete di luoghi, nomi, idee e parole abbiamo intrappolato tante altre persone come Francesca, Sara, Giulia, Patrizia e Francesca, i volontari del Doposcuola a Storie. E una intera Cooperativa, la Macramè. Chi era entusiasta da subito e chi non capiva esattamente e si perdeva nei nostri discorsi emozionati e confusi.

“No, non vogliamo fare una scuola di scrittura creativa”.
È la frase che abbiamo detto più spesso negli ultimi anni. E allora perché aprire una scuola di scrittura? Era la domanda che seguiva subito dopo.

E allora raccontavamo della frustrazione che provavamo nel conoscere persone che hanno storie incredibili ma nessuna occasione per raccontarle, di ragazzini che non scrivono perché non sanno bene l’italiano, s’incasinano con le doppie e che alla fine, a suon d’insufficienze, smettono di raccontare. Della nostra ossessione per i numeri due, per gli sconosciuti della storia. C’impuntavamo sul fatto che la scrittura è un diritto di tutti, anche di chi conosce poche parole o regole grammaticali, e che interessarsi alla storia di qualcun altro è il primo gesto di integrazione. Mentre ascolti qualcuno che ti racconta la sua vita memorizzi nomi, fatti, gli fai letteralmente spazio dentro di te, cancelli un po’ dei  tuoi ricordi per fare spazio a quelli di qualcun’altro. Ma soprattutto, scrivere è divertente, punto. Anche se non sei Baricco.

Ma cosa volete fare esattamente? Ci chiedevano lo stesso.

Avremmo voluto rispondere in modo chiaro e netto, e forse lo abbiamo anche fatto qualche volta, ma ammettiamo con dispiacere che  la migliore definizione di quello che volevamo fare l’ha data proprio Dave Eggers quando ha definito Porto delle Storie “un luogo dove si possono scrivere storie al sicuro”. Perché nel frattempo il Porto è nato, in Via Giusti 7 a Campi Bisenzio negli spazi di un Ex Circolo ARCI e grazie all’impegno di tante persone, della Cooperativa Macramè e della Stazione 50013. E Dave, ormai lo chiamiamo così, venerdì è venuto da San Francisco solo per ascoltare le storie dei ragazzi e delle ragazze del Doposcuola del Porto. Non ci credete? Beh, se foste stati lì con noi e con tutti i volontari e gli amici che hanno contribuito al progetto non avreste avuto dubbi. Perché Dave era lì, sul divano, e si è emozionato insieme a noi nel sentire la storia de L’ippopotamo blu di Chiara e ha riso per lo Zeitoun di Ionut. E di colpo, tutti noi, da chi ha fatto turni per tenere aperto il bar del Porto, a chi si è inventato carpentiere  per costruire la libreria veliero a chi ogni settimana ha dedicato un po’ di tempo per aiutare nello studio i ragazzi a chi semplicemente era lì per curiosare, ha capito che ne è valsa la pena. Non perché Dave era seduto sul nostro divano, ma perché era seduto sul nostro divano e stava ascoltando le storie di Ionut, Chiara, Rohan, Matteo, Marco, Erika, Elisa, Stefan, Samuele e tutti gli altri ragazzi del Porto.

Ps è vero, questa settimana non ho parlato di cinema, ma la foto qua sotto è praticamente un film, un film alla Frank Capra

Foto di Giulia Madiai

 

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.

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