Alla Ex Mabro di Grosseto dove sono impiegate più di duecento donne, lunedì ne dovevano entrare solo quaranta. Sono cinque mesi che queste donne, le sartine, non riscuotono. Ci sono state tensioni ai cancelli, ho visto i filmati. Un donna scrollandosi di dosso le mani di un uomo della vigilanza ha detto “Vedi di farmi passare perché sono 41 anni che lavoro qui”. Hanno preso sacchi a pelo e hanno occupato la mensa. Le operaie non volevano far entrare il loro datore di lavoro. “O ci paghi o non entri”. Hanno vissuto la crisi, l’arrivo di un nuovo acquirente, le garanzie di Fidi Toscana e poi di nuovo il baratro. Lo leggi nelle loro facce. Perché la violenza alle donne è anche questo: togliere lavoro, indipendenza, dignità. Ho visto le foto di uno dei loro striscioni -Le vestaglie azzurre non si liquidano – Le vite delle persone non si liquidano. Il ricatto le operaie lo conoscono: far cucire dove costa meno. Con quali risultati? Quelli del Bangladesh dove sono morti centinaia di operai sotto le macerie di edifici pericolanti? Seguendo sociologia economica all’Università di Firenze, ho studiato il fordismo e il post fordismo, la catena di montaggio e il sistema che gli gira intorno. Il professore ci disse “Se passate da Detroit, andate a vedere la Ford”. Io la Ford non l’ho mai vista, ma la Rifle dove cuciva i jeans mia mamma, sì e forse non era troppo diversa dalla Mabro. A parlare di vestaglie blu e di mondo operaio, pare solo che si parli di passato morto e sepolto. Eppure mi è piaciuto molto studiare i distretti industriali e le subculture rosse e bianche, quelle parti d’Italia ricche di valori e principi che le tenevano insieme. Quel Professore è diventato Ministro della coesione territoriale di un governo che di quei colori non tiene conto, in un’Italia che vede i distretti in crisi e le donne uccise quotidianamente dagli uomini. Ministro, se sale da Roma verso Firenze, passi da Grosseto, vada a vedere le operaie della Mabro.

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