campi Il mese scorso mi hanno chiesto perché dico che sono di Firenze e non di Campi, dato che è lì che abito. “Cosa ha Campi che non va?”. Una volta ai Gigli ho sentito dire ad una commessa che era quasi un anno che non andava a Firenze. “Ci sono stata per il Festival del gelato e sono rimasta sconvolta dal traffico”. Per me è stato come se avesse detto che non si cambiava i calzini da un anno. Ho capito che c’è qualcosa di diverso, che ognuno considera casa quello che sente tale. Per me casa mia è quella città. Non è il luogo che ho sulla carta d’identità, non posso votare lì, ma è casa mia più di quanto non lo sia mai stata Campi.

Voglio bene a Campi Bisenzio, nel giro di un chilometro da casa mia ci sono patrimoni come il gelato del Fantino, un teatro bellissimo, un parco enorme, la Rocca Strozzi e la pizza di Rodolfo. Ha un pezzo di me, avrà sempre quel pezzo, ma non credo che avrà il mio futuro. Penso che sia uno sdoppiamento accaduto a molti altri ragazzi come me, cresciuti a Campi da genitori fiorentini, poi al liceo a Firenze, gli amici, l’università, il lavoro, tanta strada in auto su e giù, per poi arrivare a scegliere quale luogo fosse più casa dell’altro, Ci sono circa 6 chilometri tra casa mia e il confine del comune di Firenze, ed è lì che sento di abitare. Per quello che mi dà e quello che vivo. È il posto dove mangio fuori, dove lavoro, dove cammino e dove resto bloccata nel traffico. Dove vado al cinema, dove cerco i regali di Natale e dove sono i piccoli negozi che amo. La città di cui conosco le vie e le piazze, dove so come è meglio parcheggiare e quali autobus prendere. La mia casa a Campi sono solo le mura che mi hanno vista crescere, il mio pavimento in cotto e le mie travi in legno, il giardino e il divano gigante.

Giorni fa tornavo da una conferenza stampa, e sul ponte di Campi si è fermato un postino in motorino, ha cercato il telefono, e io ho pensato che volesse fare una foto al panorama. Era bello in effetti, c’era il sole che batteva sul fiume e sulla Rocca. Lui però ha risposto ad una telefonata.

Peccato, sarà per la prossima volta.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.