Sergio Parisse

Diciassettesima edizione del torneo delle Sei Nazioni. Diciassettesima volta dove la nazionale italiana si trova a combattere nel più prestigioso torneo di rugby a 15 contro alcune delle squadre più forti al mondo.

“Underarm Italy” è stata definita recentemente la nostra nazionale, la piccola Italia, che viene dal basso. Risultati non esaltanti, mancanza di continuità nei miglioramenti con alcuni giocatori che hanno avuto un atteggiamento tutt’altro che rugbistico che tanto male hanno fatto alla nostra immagine. Insomma da raccontarne ce ne sarebbero tantissime, assieme agli undici cucchiai di legno finora e i 5 “whitewash” collezionati (rispettivamente undici volte arrivati ultimi e 5 edizioni finite con nessun punto in classifica)
Ma gli Azzurri sono sempre lì a combattere e a farci sobbalzare il cuore ad ogni azione che sa del miracoloso.
Quest’anno i ragazzi guidati dall’irlandese O’Shea hanno dimostrato un netto miglioramento fisico, forse è finita l’era dell’Italia che non ha tutti gli ottanta minuti nelle gambe, Hanno esordito a Roma contro il Galles facendoci sognare con un buon primo tempo ma non riuscendo a tenere il passo per tutta la partita finendo con un 7-33.
Letteralmente distrutti poi dall’Irlanda tanto da fare tornare fuori voci di un sistema di retrocessione dal torneo a favore della Georgia.
Il riscatto arriva a Twickenham contro la fortissima Inghilterra, dove una sagace strategia in “ruck” per  rendere inefficace il fuorigioco, ha letteralmente spiazzato i padroni di casa. Bellissime le mete di Venditti e Campagnaro, peccato per i troppi errori nei calci piazzati.
La vittoria è andata agli Inglesi ma l‘affermazione del Times «Dimenticate la Georgia, l’Italia merita il suo posto nel Sei Nazioni» dice tutto.

Sabato 11 Marzo avremo Italia-Francia all’Olimpico, a Roma. Tutti a tifare Azzurri!

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Alessandro Fantini

Fiorentino di terza generazione, divoratore di libri e fumetti, instancabile frequentatore di cinema e pub. Tifoso sfegatato di rugby, collezionista compulsivo, amante dei tatuaggi.
Poi ho anche dei lati positivi.