piazza_signoria 153Tecnicamente si definisce “accesso contingentato”. Terra terra significa “si entra un po’ alla volta perché non ci fidiamo di nessuno”. Triste dover arrivare a questo. Mettere un canapo di corda all’ingresso della Loggia de’ Lanzi a Firenze − quella con il Perseo di Cellini e Il Ratto delle Sabine del Giambologna − per evitare che nessuno rompa nulla o lasci residui anche organici (è successo!), fa capire in che tempi mesti siamo precipitati. Ogni quarto d’ora il canapo viene aperto e cinquanta “autorizzati” entrano, guardano e gironzolano. Poi escono per lasciare il posto ad altri cinquanta. Sotto strettissima sorveglianza. La sera il canapo diventa una catena vera e propria, da rimuovere solo la mattina successiva.

Qualcuno, a onor del vero, avrebbe voluto chiudere tutto. Una sorta di sciopero dell’arte, diventata ormai un bene non più fruibile dalla maggior parte delle persone. Se è vero, come purtroppo pare, che la gran parte dei turisti che entrano nei musei più importanti lo fa solo per immortalarsi in dannati selfie. Con il quadro o la scultura come sfondo da condividere sui social.

Alla fine, per la Loggia, è prevalsa la linea più morbida: aprire ma con cautela. E con severi controlli a vista da parte di sorveglianti. Anche se resta il dubbio che molti visitatori non abbiano la minima idea di quello che stanno facendo e di quello che stanno guardando. Annegati nell’ignoranza più totale, pensano (??) che portarsi a casa un pezzetto del Perseo o un sasso trovato per strada sia la stessa cosa. E non che non ci sia alcuna differenza tra fare i propri bisogni in un bagno pubblico o dentro la Cupola del Brunelleschi (come è accaduto qualche giorno fa!). Il turista canadese colpevole del misfatto si è giustificato dicendo che aveva un bisogno impellente e lì non c’era il bagno. E poi tutte quelle scale… Avrà pensato “ma dove mi hanno portato?”.
Già. Dove l’avevano portato?

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.