Firenze non si sottrae, come il resto delle città alla presenza di venditori che per strada cercano di proporci le loro merci, i cosiddetti “vucumprà”. Mercoledì pomeriggio pedalando per via Ghibellina, all’angolo con via Verdi, mi sento dire: “Amigo vu cumpra pe bici?” Alla parola bici, la mia attenzione è catturata e così freno la mia corsa. Un ragazzo aveva apparecchiato con dei giornali una serie di oggetti. Non le solite borse, portafogli, collanine, occhiali da sole, ma accessori per bicicletta: lucchetti, campanelli, pompe, sellini, borsette porta attrezzi, borracce e utensili vari. Inizialmente sono rimasto sorpreso, non avevo mai visto un “vucumprà” versione biciclettaio. Comincio a scambiarci due chiacchere e mi dice di chiamarsi Selim e venire da un paesino del Senegal. Mi racconta della passione per la bicicletta trasmessagli dal padre che usava questo mezzo come bottega viaggiante. Aveva montato sul manubrio un’attrezzatura che serviva ad affilare coltelli e girava per le varie abitazioni a svolgere la sua attività: l’arrotino.
Mi dice di essere arrivato a Firenze due anni fa e di aver cercato lavoro come psicologo, avendo conseguito la laurea nel suo paese. Non trovando impiego ha cominciato a vendere borse insieme con alcuni amici, per tre mesi. Con la chiusura di un vecchio negozio di biciclette, ha deciso di comprare la merce rimasta in giacenza a un prezzo vantaggioso e rivenderla.

Selim guarda la mia mountain bike e si sofferma sulle ruote. Mi racconta che da ragazzino quando bucava una ruota, non sempre aveva i soldi per ripararla, così continuava a pedalare sul cerchione. Mentre parla, mi riaffiora alla mente l’immagine delle prime bici di metà 800, che non avevano ruote di gomma ma in legno e ferro. A fine chiacchierata commetto “reato” e acquisto un campanellino per la mia bici.

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