La perfezione, nel calcio, è un concetto ambiguo.
Basti pensare che la partita perfetta, per i puristi del genere, deve terminare zero a zero: perfetto equilibrio, perfezione negli schieramenti, giocate e controgiocate perfette, zero gol subiti e zero gol fatti.
Roberto Baggio, ai quarti di finale del mondiale del ’98, contro la Francia, mancò di pochi centimetri il gol qualificazione e quella che sarebbe stata, senz’altro, una delle più belle reti della storia del calcio. Ma, su quel cross, colpì il pallone troppo bene. Troppo perfettamente. Parole sue.

Esistono momenti di gioco, sprazzi di partita, minuti di calcio, che possono essere solo definiti come qualcosa di alieno dall’ambiguità del pallone: stellari. Circostanze perfette, lontane dalle definizioni degli addetti ai lavori, vicinissime all’idea di intenso piacere.
Momenti che riconciliano col calcio, prestazioni da standing ovation, strutture di gioco che rimarranno nella memoria. Momenti di estasi pura. Minuti che scorrono veloci, ma che rimarranno eterni, impressi nella mente, con gli occhi consapevoli di aver guardato qualcosa che ha fatto la storia. Come un’immortale opera d’arte collettiva.
Zeman che osserva a braccia conserte il primo tempo della sua Roma, in Roma Bologna. Capolavoro di tattica e spregiudicatezza.
Milan-Liverpool, i 6 minuti che hanno cambiato la storia del calcio.
L’ultimo quarto d’ora di Arsenal-Fiorentina, la roccaforte viola, Rossitto e Firicano, la perfezione dell’angolo di tiro di Batistuta.
Chissà, forse, magari, tra qualche anno, ripenseremo ai primi 70 minuti di Fiorentina-Inter di ieri, 17 febbraio 2013. E penseremo: semplicemente perfetti.

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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