I risultati trimestrali di Apple sono ancora una volta al di sopra delle aspettative degli analisti. Le entrate del trimestre ammontano a 53,8 miliardi di dollari, con un incremento dell’1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno ed un guadagno per azione pari a 2,18 dollari.

Sono i servizi che hanno determinato questo aumento. Non è un caso, infatti, che i risultati migliori arrivino dalla divisione su cui Apple ha investito parecchio (videogiochi, serie tv, aggregatori di news e piattaforme di pagamento). Un ruolo fondamentale nei buoni risultati continuano a rivestirlo iCloud e l’immarcescibile Apple Store.

Sembra però sempre più lontano il tempo in cui l’iPhone rappresentava la maggior percentuale di introiti nei bilanci di Apple. Le entrate attribuibili alla linea di smartphone sono scese da 29,47 miliardi a 25,99 miliardi. Per la prima volta dal 2012 il “peso” del melafonino nei bilanci dell’azienda scende al di sotto del 50%. L’aspetto che non si può sottovalutare è che la diminuzione di vendite di smartphone da parte di Apple ha permesso ai principali competitor (Samsung e Huawei) di guadagnare quote di mercato.

Oltre ai servizi assumono sempre maggior importanza i prodotti wearable, con particolare riferimento agli AirPods. Numeri stazionari per quanto riguarda le vendite di Mac e iPad.

In sostanza i numeri confermano che il modello di business di Apple sta cambiando, focalizzandosi sempre più sui servizi e sempre meno sui prodotti.

Il Ceo Tim Cook ha commentato i numeri della terza trimestrale ponendo l’accento sul futuro e sui risultati attesi per la prossima, l’ultima dell’anno, che a suo dire beneficerà del lancio dei nuovi servizi Apple News+, Apple Tv+ e Apple Arcade, nonché dell’arrivo dei nuovi iPhone 11, che potrebbero ritornare oltre quota 50%. Apple si sbilancia prevedendo per la quarta trimestrale ricavi tra i 61 e i 64 miliardi di dollari.

Se le previsioni venissero confermate, sarebbe un fine anno eccezionale.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.