C’era una volta e per fortuna ci sarà ancora una storica azienda, leader mondiale nelle porcellane artistiche e da tavola. L’unica azienda italiana ad avere un museo con pezzi d’artigianato risalenti al ‘700. Una delle poche manifatture che ancora esistono in Italia, la Richard Ginori 1735. Storica fabbrica situata a Sesto Fiorentino che con il suono dell’amata e odiata sirena annuncia gli orari di pausa pranzo e fine turno dei lavoratori. Oggi torna a vivere dopo il fallimento del Gennaio scorso, con l’acquisizione da parte di GRG-GUCCI azienda leader nel settore della moda. Dopo varie riunioni con i sindacati Nazionali e locali, si è raggiunto un accordo da 13 milioni di euro e 230 lavoratori riassunti rispetto ai 301 in carico alla vecchia proprietà fallita. Per i 71 rimasti fuori dai “ giochi” sono state proposte alcune “soluzioni”.

– Una buona uscita di 15.000 euro lordi per chi volontariamente decida di non pretendere niente più sia in sede di stipulazione che in sede legale dalla suddetta azienda, restando cosi nel fallimento della precedente gestione.

-Un corso di formazione “outplacement” di cui non è detto assolutamente gli obiettivi e la natura, senza nessuna garanzia da parte dell’azienda di ricollocare alla fine del suddetto il lavoratore, con aggiunta di 5000 euro lordi per chi accetta.

– La “ proposta” di un’offerta di lavoro subordinato alle dipendenze di fornitori terzi; (non la stessa GRG GUCCI). La proposta sarà recapitata a mezzo raccomandata A/R entro il 30 Giugno.   In aggiunta il “premio” di mille euro. La “pseudo e ignota” ricollocazione è stata auspicata solo per circa 50 persone. Per le restanti 21 cui non è proposta nessuna prospettiva lavorativa è fatta un’offerta di liquidazione di 30.000 euro. Detto ciò, va specificato che i nomi dei 71 esclusi dalla nuova riassunzione da parte di GRG-GUCCI sono stati comunicati venerdì 17 maggio 2013. La consegna delle lettere riportanti i nomi degli esodati è stata attuata a mano da parte dei curatori fallimentari dalle ore 19, fino a tarda notte. Come nella casa del Grande fratello, i lavoratori sono stati chiamati nel buio, uno per volta a conoscere il destino che li attendeva: fuori o dentro dall’azienda. Nessuna specifica fatta nei riguardi di chi facesse parte del gruppo dei 50 pseudo ricollocabili o dei 21 “sfigati” che non avendo nessuna proposta avrebbe preso la cifra di 30.000 lordi. Una sorta di limbo carico di ansia, amarezza e delusione. A distanza di soli tre giorni, sabato e domenica inclusi, martedì 21 maggio tutti i lavoratori sono stati chiamati a firmare l’accordo di conciliazione, dovendo decidere in 72 ore cosa fare del loro futuro lavorativo.

Sui primi due punti penso sia tutto molto chiaro; ma alcune domande mi sono sorte spontanee: un posto di lavoro a tempo indeterminato vale 15.000 euro lordi?  Faccio un corso di formazione che neanche so di cosa si tratta, con il rischio al termine di non avere niente in mano? L’ “offerta” che mi ha fatto pensare di essere un topolino in un labirinto cui è fatto annusare il formaggio è stata la “pseudo proposta di lavoro”.  Nelle riunioni con i sindacati, i settori proposti per i possibili ricollocamenti erano stati indicati in quelli di: pulizie, portierato, servizi generali, centralino. Rami lavorativi che non sono assolutamente riportati nell’accordo di conciliazione finale posto alla firma dei lavoratori. Accettare un’offerta di lavoro sconosciuta sia per mansione, luogo, retribuzione, e azienda che la offre. Lasciare decidere a dei signori senza volto che lavoro devo fare? Tutto recapitato a casa con raccomandata, senza neanche che l’azienda abbia conosciuto il lavoratore attraverso un colloquio conoscitivo.  Queste sono alcune delle domande che sono circolate nella mia testa nelle 72 ore decisive per il destino lavorativo dei  71 fuori dal “campo da gioco”.

(Visited 64 time, 2 visit today)
Share

Dicci la tua