Non è dunque accettabile, e non avrà corso, il progetto del giapponese Arata Isozaki per l’ «addizione» agli Uffizi” – dichiarazione di Vittorio Sgarbi dell’agosto 2001, sottosegretario ai beni culturali con delega ai grandi progetti del II° governo Berlusconi.

Iniziano da qui i problemi per il progetto Isozaki, vincitore del concorso per la riqualificazione dell’uscita dei ‘Grandi Uffizi’, oggetto del recente post di Emiliano Pierini. Nel frattempo a Firenze erano iniziate le indagini archeologiche sul luogo della futura pensilina disegnata dall’architetto giapponese. La situazione si faceva complessa, da una parte un progetto vincitore di un concorso internazionale, dall’altra un governo di destra della Repubblica Italiana con Ministro (Urbani) e Sottosegretario (Sgarbi), nel mezzo un’amministrazione comunale di sinistra (Domenici), almeno tre Soprintendenze, una cooperativa archeologica e un professore universitario, Riccardo Francovich interessato a studiare e pubblicare i risultati delle indagini archeologiche di via de’ Castellani. Insomma, gli interessi politici, economici e i rapporti personali formavano un bel nodo difficile da sciogliere.
Ad un certo punto di questa commedia, fu chiaro a tutti che la sventurata pensilina ‘non s’avea da fare’. Uno dei maggiori motivi diventò, com’è noto, l’archeologia. Ma cosa c’era di così tanto importante nel sottosuolo dietro agli Uffizi?

Una cosa importante c’era in effetti, forse irripetibile a Firenze: c’erano una trentina tra archeologi  e storici che per la prima volta a Firenze stavano studiando ciò che era stato documentato dagli scavi, per giungere ad una pubblicazione dei risultati. Una cosa che non era successa mai in queste proporzioni a Firenze, nemmeno per il grande, e ben più importante scavo di piazza della Signoria. Questa équipe era il risultato dell’unione delle forze di due Soprintendenze, una cooperativa (Archeologia), due Università (Siena e Firenze); una cosa strana che si chiama ‘collaborazione’, estremamente difficile in Italia, ma vitale quando si tratta di lavorare nel campo dei beni culturali dove le risorse umane ed economiche spesso scarseggiano.
A questo gruppo fu chiesta una relazione intermedia per capire cosa c’era sotto l’area della futura pensilina. C’erano strutture, cantine, pozzi, strati di terra, pavimentazioni, 400 casse di reperti: c’erano, appunto, perché il lavoro degli archeologi comporta la rimozione, lo scavo. Non c’era niente, insomma, che impedisse la realizzazione di una pensilina. Ma, ormai avrete capito, l’archeologia in questa commedia era solo un utile pretesto.

(La pubblicazione dello scavo è nel volume dal titolo “Firenze prima degli Uffizi. Lo scavo di via de’ Castellani: contributi per un’archeologia urbana fra tardo antico ed età moderna”, 2007)

Lo scavo di via de’Castellani nel 2003.

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.