Passano i giorni e continuo a rivedere nella mia mente quelle immagini: Meo Sacchetti che somatizza la tensione sudando le fatidiche sett…anta polo marcate Dinamo, Logan che prova a rincuorare un inconsolabile Della Valle. Le geometrie di Kaukenas e l’esplosività oltre ogni legge naturale di Lawal. E ancora: il cuore del Cincia e quel baffo da narcotrafficante di Sosa.

Venerdì si è conclusa una serie che gli appassionati avrebbero voluto continuare a gustarsi per tutta l’estate: la finale del campionato italiano di basket, tra Reggio Emilia e Sassari. Non solo per lo spettacolo tachicardico offerto; non solo perché si affrontavano due piazze arrivate, per la prima volta nella loro storia, all’ultimo atto; non solo per la bellezza di giocate offerte e per lo spettacolo sulle tribune. È stato uno splendido spot per il mondo sotto canestro. Una pubblicità fatta di gente vera, che lotta per quella maglia o per una città. Per una regione.

Percentuali inqualificabili, da minibasket, e triple in serie da spellarsi le mani; schemi ragionati e invenzioni personali; tifoserie gemellate e rispetto reciproco in campo.

La palla a spicchi ha mostrato il suo lato più fascinoso, semmai ne esista uno meno interessante. E la mente è volata sulle difficoltà e sull’indifferenza di casa nostra. Su come sia possibile non essere riusciti a costruire – non dico una squadra vincente – ma una realtà interessante a Firenze. Squadre retrocesse e squadre fallite, palazzetti desolatamente vuoti.

La verità… la verità non ne ho la più pallida idea di dove sia, cosa sia e come mai il basket a Firenze non riesca ad emergere nonostante tante piccole realtà sul territorio. O forse lo sappiamo tutti benissimo, ma preferiamo tacere.

Ma una cosa è certa: c’è gente che spera ancora di vedere della buona pallacanestro in riva all’Arno. Magari in un palazzetto pieno, con una bella scritta “Firenze” sulla canottiera.

sacchetti
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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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