Facebook-20151125-100229“La prima cosa che abbiamo fatto durante l’occupazione è stata rimettere le porte nei bagni dei maschi”.
Ci racconta Styde, uno dei ragazzi che hanno occupato il Liceo Artistico Statale Porta Romana a metà novembre. Ride davanti al nostro stupore, ma ce lo conferma, la dirigenza le aveva tolte perché alcuni studenti erano stati trovati in bagno a fumare e così, a un certo punto, niente più porte. Se avevi bisogno del tuo momento d’intimità in bagno non ti era permesso. Mentre parla mi viene da chiedermi se un adulto, e Styde lo è visto che ha 18 anni, accetterebbe mai un simile trattamento, mi chiedo che risposta sia togliere le porte per tutti.

Con Styde, intorno al tavolo del Bar, ci sono Dario, Alice e Caterina, hanno accettato d’incontrarci per raccontare questi ultimi giorni della loro protesta, che continua nonostante la decisione di sospendere l’occupazione e l’incontro avuto venerdì con il Sindaco Nardella. Mentre parlano penso ad alcune banalità. Sono rimasti tre ore in più dopo scuola per parlare di una cosa a cui tengono, il loro liceo. Nel loro racconto penso più volte che il verbo “occupare” usato per descrivere la loro protesta non è solo inteso come prendere possesso di qualcosa, ma anche come prendersene cura. Parlano con orgoglio dei soldi spesi e dei piccoli lavori fatti per risistemare un po’ il giardino e la palestra. Mentre mi spiegano le loro ragioni la cosa che mi colpisce è che non esce mai, in nessun modo, una parola di risentimento. Nessuno di loro ha detto: questa scuola fa schifo o non mi piace. Mai, in più di un’ora di conversazione. Loro vogliono solo trovare delle soluzioni a dei problemi, migliorarla, gli piace andare a scuola e vogliono viverla in modo pieno. E la cosa che colpisce è come questa energia non abbia trovato sponda negli adulti.

Dario, che parla più di tutti, racconta che alcuni dei problemi che hanno spinto lui e gli altri a fare un gesto così forte (lui usa la parola illegale) esistono da anni. “Solo che ad un certo punto abbiamo pensato che fosse necessario attirare l’attenzione di qualcuno”. Dario parla delle condizioni della scuola, delle scale antincendio che mancano, di alcuni punti in cui l’impianto elettrico non è a norma, il riscaldamento che non funziona benissimo, di alcuni punti del giardino pericolosi e di alcune scelte della scuola incomprensibili. “Durante uno degli ultimi consigli d’istituto, a cui partecipano anche tre rappresentanti degli studenti”, racconta, “era stato deciso di concedere alcuni spazi del Liceo per delle promozioni a pagamento per raccogliere fondi, come prevede la riforma della scuola, ma come studenti avevamo chiesto che le pubblicità riguardassero il mondo della cultura: spettacoli, eventi, mostre. Alcuni giorni dopo il consiglio sono apparsi a scuola dei pannelli pubblicitari di una compagnia telefonica. Questa è una delle cose che più ci ha deluso e li abbiamo strappati. La scuola dopo il nostro gesto ha detto che non era responsabilità della Dirigenza ma che era stata l’azienda a non aver rispettato i patti”.
Dario non lo spiega, perché probabilmente per lui e gli altri sono scontate le ragioni che fanno pensare che delle pubblicità di compagnie telefoniche all’interno della scuola non siano esattamente appropriata.

Facebook-20151125-100237“Un’altra delle cose che ci ha spinti a occupare è stata la scelta di affittare a privati la Gipsoteca della scuola”, interviene Caterina. “Sono anni che chiediamo alla scuola di utilizzare quello spazio per disegnare o studiare liberamente anche fuori dalle ore di lezione. È uno spazio bellissimo ma ci possiamo andare solo accompagnati da un professore e da un custode. Non si fidano di noi ma poi su Instagram trovi foto di perfetti sconosciuti che, per il solo motivo di poter permettersi di pagare l’affitto, possono entrare in Gipsoteca, bere e farsi foto intorno alle statue o tenere la musica a tutto volume. Abbiamo capito che sono cose che permettono alla scuola di trovare soldi ma non è giusto”.

La discussione prosegue, parlano di un progetto per risolvere il problema della palestra fatto da un’architetta che conoscono e che hanno presentato alla dirigenza, di un documento scritto durante l’occupazione che parla anche della riforma del Governo Renzi, non urlano, sono informati, non c’è niente della protesta esasperata e gridata che leggi spesso nei gruppi Facebook di cittadini “più adulti”. Hanno le loro opinioni sulle cose e anche su come i media hanno spesso disinformato.
“Sui giornali per esempio è stato scritto che Nardella ha accettato di vederci dopo che abbiamo deciso di concludere l’occupazione ma non è vero”, dice Styde, “non abbiamo mai richiesto l’incontro. Nonostante questo è stato un momento positivo e siamo felici di aver avuto la possibilità di parlare con lui. Molti dicono che non abbiamo raggiunto niente ma in realtà tutta l’attenzione è già un risultato e anche tra tanti studenti si sta facendo largo l’idea che l’occupazione alla fine sia stata una scelta giusta”.

“Non avevamo il potere di cambiare le cose”, conclude Caterina, “ma abbiamo provato a far cambiare idea alle persone e se il Sindaco e la rappresentante del MIUR hanno chiesto d’incontrarci è segno che qualcosa abbiamo smosso. E non abbiamo intenzione di fermarci”.

Ci lasciamo dopo un’ora, nel frattempo è arrivata la notizia dello sgombero da parte della DIGOS del Leon Battista Alberti, l’altro Liceo Artistico occupato venerdì scorso. Leggi i giornali e t’immagini un prototipo dell’occupante che parla per slogan e si veste come un black bloc mentre fuma erba e la polizia che arriva a salvare la situazione. Ma non è così e in realtà l’unica domanda che rimane è come sia possibile che insegnanti e dirigenti non riescano a trovare un dialogo con studenti come Dario, Styde, Caterina e Alice. Che non sappiano trattare con la loro consapevolezza e energia. Come sia possibile che la risposta sia la DIGOS.

Alice alla fine ci dice che il clima dentro il liceo è sempre teso, nonostante la fine dell’occupazione e che con molti professori il dialogo resta difficile. Sembra la più giovane del gruppo, e durante tutto l’incontro è stata in silenzio ad ascoltare gli altri. Ha l’aria di una che non parla molto ma quando lo fa perde un po’ di tempo per scegliere bene le parole: “Ho deciso di occupare per migliorare la scuola sperando in un cambiamento ma non siamo stati capiti da molti degli insegnanti e dei genitori, non sono arrabbiata, sono delusa”.

(Visited 822 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.

TESTTTTTTTTT

Ripari